La 76enne si è spenta dopo un mese e mezzo di ricovero. L’uomo, ai domiciliari per tentato omicidio, rischia ora l’accusa di omicidio.
Bari – È deceduta all’ospedale Di Venere di Bari la donna di 76 anni malata di tumore a cui il figlio aveva disconnesso tutti i supporti vitali lo scorso 15 dicembre. L’anziana, ricoverata in condizioni critiche da oltre un mese, non è riuscita a superare le conseguenze di quel gesto. Il figlio, professionista attualmente agli arresti domiciliari nell’abitazione familiare con l’imputazione di tentato omicidio, potrebbe ora vedersi contestare l’accusa di omicidio qualora venisse stabilito un nesso causale tra le sue azioni e il decesso della madre.
Secondo le ricostruzioni investigative, l’uomo – unico convivente dell’anziana – avrebbe deliberatamente rimosso tutte le apparecchiature mediche indispensabili alla sua sopravvivenza: la tracheotomia per la respirazione artificiale, la Peg per l’alimentazione, il Picc per problemi circolatori, la Vac Therapy per curare le lesioni da immobilità prolungata, oltre al catetere urinario e ai sistemi per la regolazione delle funzioni intestinali. L’azione sarebbe stata compiuta, secondo l’accusa, con piena coscienza delle conseguenze potenzialmente mortali, ripetutamente illustrate dal personale sanitario.
A impedire l’immediata tragedia fu un’operatrice del servizio di assistenza a domicilio che, arrivata nell’abitazione situata in periferia di Bari, si accorse che tubi e sondini erano stati scollegati. La professionista sanitaria attivò immediatamente i soccorsi che trasportarono d’urgenza la donna all’ospedale Di Venere. Ai soccorritori intervenuti, il figlio avrebbe dichiarato di preferire “rimettersi alla volontà di Dio”.