Il caso Pandetta: quando la giustizia diventa indifferenza

Un detenuto anziano e gravemente malato attende una perizia rinviata di mesi mentre le sue condizioni peggiorano giorno dopo giorno.

Catania – Un anziano gravemente malato che si consuma in carcere mentre la burocrazia giudiziaria procede con i suoi tempi (lunghi). È la drammatica situazione denunciata dall’avvocato Giuseppe Lipera per Salvatore Antonio Pandetta, 72 anni tra poche settimane, detenuto nella Casa Circondariale di Caltagirone dopo una condanna per associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina.

Con un’istanza urgentissima depositata al tribunale di Sorveglianza di Catania, il difensore chiede la revoca immediata del consulente tecnico d’ufficio nominato e l’applicazione della detenzione domiciliare, denunciando che “ogni giorno trascorso in carcere non è più pena, ma rischio concreto di morte”.

La vicenda sanitaria di Pandetta ha subito un’accelerazione drammatica nelle ultime settimane. Dal 10 al 24 febbraio 2025 l’uomo è stato ricoverato presso l’A.R.N.A.S. “Garibaldi” di Catania per un’ischemia cerebrale. La diagnosi è pesante: trombosi cerebrale con infarto cerebrale, con esiti neurologici severi e permanenti.

Nonostante questo quadro clinico allarmante, Pandetta è stato riportato in carcere. E pochi giorni dopo, il 4 marzo scorso, un nuovo malore lo ha costretto a un accesso urgente al Pronto Soccorso dell’Ospedale Cannizzaro di Catania. Un segnale inequivocabile, secondo il legale, che “l’organismo non regge più la detenzione”.

Le condizioni riferite dai familiari descrivono un declino fisico inesorabile. Dimagrimento marcato, estrema debolezza, difficoltà a reggersi in piedi, perdita dell’equilibrio, compromissione dell’autonomia personale. Un quadro neurologico già compromesso che procede verso un’evoluzione progressiva e irreversibile.

“Pandetta non è un detenuto pericoloso, né un soggetto da contenere”, scrive senza mezzi termini l’avvocato Lipera nell’istanza. “È un anziano malato che si sta visibilmente e rapidamente deteriorando”.

L’avvocato Giuseppe Lipera

Un uomo che, secondo la ricostruzione difensiva, era in realtà “un modesto tassista abusivo, rimasto da poco vedovo, privo di qualunque capacità organizzativa criminale”, condannato a 3 anni e 8 mesi per aver offerto sporadici passaggi a cittadini extracomunitari, “ignaro di qualsiasi disegno illecito”.

Il nodo centrale della battaglia legale riguarda i tempi della consulenza medico-legale. Il tribunale di Sorveglianza di Catania, all’udienza del 10 dicembre scorso, aveva correttamente disposto una perizia sulla compatibilità dello stato di salute di Pandetta con il regime carcerario, nominando la dottoressa Simona M. A. Rinaldi con termine al 25 gennaio 2026.

Senonché la consulente ha comunicato che la visita sarà effettuata soltanto il 19 febbraio 2026, chiedendo inoltre una proroga di ulteriori 30 giorni per depositare la relazione. Tradotto: la valutazione medico-legale non arriverebbe prima della fine di marzo, quando è già fissata un’udienza per il 4 febbraio.

“Ciò significa”, denuncia il legale, “che la perizia potrebbe arrivare quando il detenuto non sarà più in vita, rendendo l’accertamento tardivo, inutile e meramente formale”. Non un semplice ritardo tecnico, ma “un rischio concreto che la perizia arrivi quando non servirà più a nulla”.

Ad aggravare la situazione c’è il silenzio sulla richiesta di grazia. Ben due istanze sono state presentate al Presidente della Repubblica nell’interesse di Pandetta, l’ultima il 23 luglio 2025. Il Responsabile del comparto Grazie aveva risposto il giorno successivo che il Capo dello Stato “può adottare le grazie solo all’esito dell’attività istruttoria, che è ancora in corso”.

Da allora, il nulla. Nessuna comunicazione, nessun aggiornamento. Il detenuto resta “sospeso in un limbo di incertezza e angoscia”, mentre il suo corpo continua a cedere.

L’istanza depositata il 29 gennaio chiede con “massima urgenza” la revoca dell’incarico al consulente attuale, la nomina di un nuovo perito in grado di effettuare la visita immediatamente e l‘applicazione immediata della detenzione domiciliare per gravi motivi di salute.

“L’attuale CTU, per ragioni organizzative o personali, non è in grado di garantire l’urgenza assoluta che il caso impone”, argomenta l’avvocato Lipera. “La sua permanenza nell’incarico non è compatibile con la tutela del diritto alla salute del detenuto”.

Il legale conclude l’istanza con una dichiarazione pesante: “Declino sin d’ora ogni responsabilità per eventuali eventi nefasti, irreversibili aggravamenti o addirittura esiti letali che dovessero sopravvenire al detenuto a causa del protrarsi della detenzione in condizioni sanitarie manifestamente incompatibili”.

Un grido d’allarme che pone il tribunale di Sorveglianza di fronte a una scelta urgente: intervenire subito o rischiare che un uomo anziano e malato muoia in cella mentre la giustizia prende e perde tempo.