Maturità 2026, Valditara cancella i collegamenti interdisciplinari

Rivoluzione all’esame orale: addio ai documenti a sorpresa, si punta su quattro materie prestabilite.

L’esame di Maturità cambia pelle. Giuseppe Valditara ha annunciato una riforma radicale del colloquio orale che abolisce uno dei momenti più temuti dagli studenti: l’analisi del documento interdisciplinare con i suoi collegamenti spesso artificiosi tra materie lontanissime tra loro.

“Quest’anno torniamo a un vero esame di Maturità”, ha dichiarato il ministro dell’Istruzione e del Merito presentando le novità. Insieme alle materie della seconda prova scritta, sono state rese note anche le quattro discipline su cui verterà il nuovo colloquio, segnando una svolta netta rispetto al passato recente.

Nel mirino di Valditara è finito proprio quel meccanismo che generazioni di maturandi hanno imparato a temere: partire da un documento estratto a caso e costruirci sopra un percorso che collegasse storia, matematica, letteratura e scienze in una sorta di equilibrismo intellettuale.

“Obbligavano i ragazzi a fare collegamenti interdisciplinari completamente forzati”, ha spiegato il ministro. “Il risultato? Apprensione inutile causata dall’imprevedibilità casuale del materiale da commentare. Senza contare che questo sistema non garantiva nemmeno una reale valutazione delle competenze disciplinari”.

La soluzione proposta dal Ministero punta sulla prevedibilità e sulla sostanza. Il colloquio orale si concentrerà su quattro discipline prestabilite, comunicate in anticipo, sulle quali i candidati potranno prepararsi in modo mirato e approfondito.

“Vogliamo che i ragazzi dimostrino non solo le conoscenze e le competenze raggiunte”, ha precisato Valditara, “ma anche il grado di autonomia e di responsabilità acquisiti durante il percorso scolastico”. Un approccio che sposta l’accento dalla capacità di improvvisare acrobazie concettuali alla padronanza solida dei contenuti fondamentali.

La riforma divide. Da un lato c’è chi plaude all’eliminazione di una prova vissuta come fonte di stress arbitrario, dall’altro chi teme un impoverimento della capacità di pensiero trasversale che proprio quegli esercizi di collegamento avrebbero dovuto stimolare.

I sostenitori del vecchio sistema obiettano che la capacità di stabilire nessi tra discipline diverse rappresenta una competenza fondamentale nella complessità del mondo contemporaneo. Abolirla significherebbe tornare a una visione compartimentata del sapere, dove ogni materia vive nel suo recinto senza dialogare con le altre.

I favorevoli alla novità replicano che l’interdisciplinarietà vera si costruisce nel quotidiano lavoro didattico, non in venti minuti di performance obbligata davanti a una commissione.

Gli studenti sapranno esattamente su quali ambiti concentrare la preparazione finale. Il colloquio manterrà comunque spazio per valutare la capacità espositiva, l’argomentazione, il pensiero critico.

Resta da vedere se questa trasformazione resisterà alle critiche e se riuscirà davvero a ridurre l’ansia da prestazione che accompagna migliaia di ragazzi verso l’appuntamento di giugno. Di certo segna un cambio di rotta netto rispetto agli ultimi anni, riportando l’esame di Maturità verso una dimensione che Valditara non esita a definire più autentica e sostanziale.