Il bambino ha dovuto camminare per sei chilometri: sospeso l’autista, la madre chiede giustizia e protocolli chiari per la tutela dei minori.
Belluno – “Riportateci indietro tutti i biglietti. Io su quell’autobus non ci salgo più”. Le parole di un bambino di 11 anni risuonano come un atto d’accusa contro chi lo ha lasciato solo al freddo delle Dolomiti bellunesi per una banale irregolarità tariffaria. Una vicenda che ha innescato un’inchiesta della Procura di Belluno e sollevato interrogativi pesanti sulla gestione dei minori nel trasporto pubblico.
Il piccolo viaggiava sulla linea Calalzo-Cortina d’Ampezzo diretto verso la sua casa a Vodo di Cadore quando l’autista della Dolomiti Bus lo ha fatto scendere a San Vito: il motivo, la mancanza del biglietto maggiorato per quella specifica tratta. Nessuna verifica sul fatto che fosse accompagnato, nessun controllo su come avrebbe raggiunto la destinazione. Solo l’ordine perentorio di lasciare il mezzo.
Quello che è seguito ha dell’incredibile. Il ragazzino, studente di quinta elementare, si è ritrovato da solo in una giornata gelida con una sola opzione: camminare. Sei chilometri lo separavano da casa, un’eternità per un bambino senza possibilità di chiedere aiuto.
“Non sentivo più le gambe, non riuscivo quasi a muovermi”, ha raccontato il piccolo.
La scelta è caduta sulla pista ciclabile, apparentemente più sicura della statale trafficata. Ma quella via non era stata ripulita dalla neve, trasformando il percorso in un’odissea ancora più difficile e rischiosa.
A descrivere le condizioni del figlio al rientro è la madre, che non nasconde rabbia e sgomento: “Aveva le labbra completamente viola. Non riusciva nemmeno ad articolare le parole. I pantaloni erano inzuppati d’acqua fino a metà coscia”.
Ma il dettaglio più preoccupante emerge dal referto medico: la temperatura corporea del bambino era scesa a 35 gradi, segno inequivocabile di ipotermia. “Abbiamo il certificato che lo attesta”, precisa la donna. “Il giorno dopo non è potuto andare a scuola”.
L’assenza del cellulare ha impedito al ragazzino di chiamare i genitori durante quella marcia forzata nel gelo.
La posizione della madre è netta e determinata: “Non arretrerò di un solo centimetro nel pretendere che venga fatta chiarezza completa su questa vicenda”.
La donna ha confermato che Dolomiti Bus ha presentato le proprie scuse e che il conducente coinvolto è stato sospeso dal servizio. La Procura di Belluno ha aperto un fascicolo per far luce sull’accaduto. Gli inquirenti dovranno stabilire se ci siano responsabilità penali nell’abbandono del minore e verificare quali protocolli – se esistono – gli autisti devono seguire quando si trovano di fronte a passeggeri minorenni senza titolo di viaggio valido.