Il gioielliere di Grinzane Cavour dovrà risarcire i parenti dei due rapinatori

Mario Roggero, condannato a quasi 15 anni, ha già versato 300mila euro, ne mancano altri 480mila. Se la Cassazione conferma, il conto finale potrebbe triplicare.

Asti – Dietro la storia giudiziaria di Mario Roggero, il commerciante 71enne di Grinzane Cavour finito sotto processo per aver ucciso due rapinatori, si nasconde un abisso finanziario che rischia di inghiottirlo. Mentre il dibattito nazionale si concentra sulla legittima difesa e sui confini della giustizia, i numeri raccontano un’altra verità: l’uomo potrebbe dover pagare fino a 3 milioni di euro alle famiglie di chi lo aveva aggredito.

Una somma che i promotori della raccolta fondi lanciata in suo favore definiscono senza mezzi termini “una condanna a morte economica”. Il ricorso in Cassazione rappresenta l’ultima speranza per evitare il baratro.

La Corte d’Appello ha confermato a dicembre una condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione, accompagnata da un’immediata provvisionale di 780mila euro. Si tratta di un anticipo sul risarcimento complessivo, da corrispondere subito alle parti civili: i familiari dei due banditi morti e l’uomo rimasto ferito durante la sparatoria del 28 aprile 2021.

Roggero ha già liquidato 300mila euro vendendo alcuni beni di famiglia. Ma sul tavolo restano altri 480mila euro da saldare nell’immediato, ai quali si sommano più di 80mila euro di spese legali accumulate in cinque anni di battaglie processuali.

Qualora la Suprema Corte dovesse confermare la condanna, entreranno in gioco le tabelle risarcitorie complete previste per omicidio e lesioni. A quel punto il debito totale potrebbe lievitare fino a sfiorare i 3 milioni di euro.

La cronaca di cinque anni fa è ormai nota. Tre uomini irruppero nella gioielleria di Grinzane Cavour brandendo armi – una pistola (poi rivelatasi finta) e un coltello – e terrorizzando moglie e figlia di Roggero prima di scappare con il bottino. Ma è quanto successo dopo a determinare il destino giudiziario del commerciante.

Le telecamere di videosorveglianza immortalarono Roggero che usciva dal negozio, inseguiva i fuggitivi e apriva il fuoco contro la loro automobile in movimento. Due banditi morirono, un terzo rimase ferito. Per i giudici di primo e secondo grado, quel gesto ha fatto crollare ogni possibile rivendicazione di legittima difesa.

La tesi dell’accusa, confermata in appello, è netta: nel momento in cui i rapinatori stavano fuggendo, la minaccia diretta era cessata. Gli spari non erano più difesa ma vendetta.

Gli avvocati difensori puntano tutto sul ricorso alla Suprema Corte. L’obiettivo non è solo ridurre la pena detentiva ma soprattutto contenere il disastro economico.