Bambino allontanato dalla famiglia per troppe assenze a scuola

Il piccolo è finito in comunità dopo la segnalazione dell’istituto. Applicato il Decreto Caivano voluto dal governo Meloni.

Torre del Greco – La norma anti-dispersione voluta dall’esecutivo ha prodotto un caso che sta facendo discutere a Torre del Greco. Un alunno è stato separato dai genitori e inserito in una struttura protetta dopo che l’istituto scolastico ha comunicato alle autorità le sue ripetute mancanze dalle lezioni.

Rosanna Ammirati, che dirige la scuola Don Bosco-San Francesco d’Assisi, ha spiegato pubblicamente come l’istituto abbia semplicemente seguito le direttive nazionali contro l’abbandono degli studi. La legge infatti impone precise procedure quando si verificano casi di evasione dell’obbligo formativo, nell’ambito di un piano più ampio finanziato anche attraverso risorse europee del Pnrr.

La responsabile dell’istituto ha voluto chiarire un punto fondamentale: una volta attivata la segnalazione prevista dalla normativa, le decisioni successive non competono più alla scuola ma ad altre istituzioni preposte alla tutela dei minori.

Il settore welfare comunale sta lavorando insieme agli avvocati Rosanna D’Avino e Lucrezia Chierchia, che assistono la famiglia, per trovare un’alternativa al ricovero in comunità. Durante un incontro avvenuto presso l’abitazione familiare, gli operatori hanno raccolto la dichiarazione di disponibilità da parte di una parente – nello specifico la sorella della madre – a prendersi cura del ragazzino.

Il tribunale dei minori esaminerà la questione durante l’udienza calendarizzata per novembre, quando verrà valutata la proposta di affidamento familiare.

La separazione sta avendo conseguenze pesanti sul bambino. La madre ha reso noto che da diversi giorni il figlio si rifiuta di alimentarsi e ha espresso intenti suicidari. Esisterebbero anche alcune conversazioni telefoniche registrate nelle quali il minore manifesta grande sofferenza e chiede insistentemente di tornare a casa.

La donna ha preannunciato azioni legali e sta valutando se sporgere denuncia formale contro i provvedimenti adottati.

Le professioniste che rappresentano la famiglia hanno sollevato dubbi sulla proporzionalità della misura. Secondo loro, il nucleo familiare non presenta caratteristiche di pericolosità o maltrattamento che giustificherebbero un distacco così traumatico.

Le legali hanno riconosciuto la correttezza dell’iter che ha portato alla comunicazione delle assenze, ma hanno sostenuto l’opportunità di percorsi alternativi, come l’accompagnamento educativo domiciliare o altre forme di sostegno meno invasive.

Un elemento che ha sollevato perplessità riguarda la tempistica: il programma di supporto alla famiglia disposto dal magistrato minorile sarebbe stato avviato dall’azienda sanitaria locale solo una decina di giorni dopo l’inserimento del bambino nella struttura di accoglienza, quando forse un intervento preventivo avrebbe potuto scongiurare l’allontanamento.