Microcamere in classe e accuse choc: processo al maestro

La Procura invoca oltre dieci anni di carcere per il docente accusato di violenze e minacce a danno delle sue alunne.

Milano – Un’aula scolastica trasformata, secondo l’accusa, nel teatro di fatti gravissimi. È questo lo scenario al centro del processo che vede imputato un maestro di musica di 45 anni, per il quale la Procura di Milano ha avanzato una richiesta di condanna a 10 anni e 4 mesi di carcere.

Il pubblico ministero Alessia Menegazzo contesta all’uomo una serie di episodi di violenza sessuale aggravata e un caso di adescamento ai danni di sette bambine, tutte sue alunne e di età inferiore ai dieci anni. L’insegnante prestava servizio in una scuola elementare milanese fino al febbraio 2025. Il procedimento si svolge con rito abbreviato, che comporta una riduzione della pena di un terzo in caso di condanna. Il verdetto del giudice dell’udienza preliminare Domenico Santoro è atteso per il 5 febbraio.

L’indagine aveva avuto una svolta il 10 febbraio 2025, quando l’uomo era stato arrestato in flagranza dalla polizia locale. Gli agenti lo avevano colto durante gli abusi grazie alle microcamere installate all’interno dell’istituto dal Nucleo tutela donne e minori, reparto che ha coordinato l’attività investigativa. In seguito, la giudice Alessandra Di Fazio aveva convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere, misura tuttora in corso.

Gli accertamenti sono poi proseguiti con ulteriori audizioni protette di presunte vittime e con lo svolgimento di incidenti probatori. Dalla documentazione agli atti emerge che l’insegnante avrebbe fatto leva su minacce, arrivando a prospettare la bocciatura alle alunne, e che gli episodi sarebbero avvenuti non solo in classe, talvolta anche in presenza di altri bambini, ma anche in spazi isolati come aule vuote o locali adibiti a ripostiglio.

L’inchiesta era partita da una segnalazione inviata alla Procura il 10 gennaio dello scorso anno dalla dirigente scolastica. Ora spetta al giudice stabilire le responsabilità, mentre il caso continua a sollevare interrogativi profondi sulla sicurezza dei minori e sui controlli all’interno delle scuole.