Il killer avrebbe confessato: “Volevo ucciderlo per una foto con la mia ragazza”. Ma per chi conosceva la vittima è un pretesto infondato.
La Spezia – Una fotografia pubblicata sui social network sarebbe all’origine del delitto che ha scosso l’istituto professionale “Domenico Chiodo” di La Spezia, dove Youssef Abanoub, diciottenne di origini egiziane, è stato ucciso a coltellate da un compagno di classe. È quanto emerge dalle dichiarazioni rese dall’assassino, diciannovenne marocchino residente ad Arcola e studente nella stessa scuola, al momento dell’arresto.
“Volevo ucciderlo. Lui non doveva permettersi di mettere sui social una sua foto assieme alla mia ragazza”, avrebbe affermato il presunto assassino durante le fasi dell’arresto, secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera. Una motivazione che stride con il profilo della vittima tracciato da chi lo conosceva bene.
Familiari e amici di Abanoub contestano infatti questa ricostruzione, sostenendo che il ragazzo “non stava sui social” e che l’eventuale fotografia in questione “forse sarebbe una vecchissima immagine di anni fa”, priva quindi di qualsiasi significato attuale o provocatorio. Un dettaglio che getta ombre sulla reale consistenza del movente addotto dall’omicida.
Ancora più inquietante è la denuncia dello zio della vittima, che ha rivelato come l’arma utilizzata per il delitto non fosse una presenza occasionale tra i banchi. “Non era la prima volta che quel ragazzo portava il coltello in classe. I suoi compagni lo possono confermare. Tutti”, ha dichiarato il parente di Abanoub. “Sarà successo almeno altre quattro volte. Questa cosa andava bloccata subito invece di arrivare a questo punto”.
L’uomo ha ammesso di non sapere con certezza se la circostanza fosse stata formalmente segnalata alla dirigenza scolastica, ma ha espresso dubbi sulla possibilità che gli episodi precedenti fossero passati completamente inosservati: “Non riesco a immaginare che loro non sapessero”.