I giudici hanno respinto il ricorso della Procura di Brescia. Annullati i sequestri di dispositivi elettronici al magistrato.
Pavia – La Corte di Cassazione ha messo la parola fine all’indagine condotta dalla Procura bresciana nei confronti di Mario Venditti, ex pubblico ministero aggiunto di Pavia, ora 72enne e ritirato dal servizio. L’ipotesi investigativa lo vedeva accusato di aver intascato una somma compresa tra 20mila e 30mila euro da Giuseppe Sempio per chiudere senza esito il fascicolo a carico del figlio Andrea, sospettato nel 2017 di essere l’autore dell’omicidio di Chiara Poggi.
La sesta sezione penale della Suprema Corte ha emesso quello che viene definito un “rigetto totale” dell’impugnazione presentata dal capo della Procura bresciana Francesco Prete insieme al sostituto Claudia Moregola. I due magistrati avevano contestato la decisione del Tribunale del riesame di Brescia dello scorso 17 novembre che aveva invalidato il provvedimento cautelare.
Il provvedimento annullato riguardava il sequestro di numerosi strumenti tecnologici in possesso del magistrato ormai in pensione: tre cellulari, due computer portatili, altrettanti tablet, due dischi rigidi esterni e due chiavette di memoria. L’operazione era stata eseguita il 24 ottobre scorso nell’ambito delle verifiche condotte dagli inquirenti bresciani.
La sentenza della Cassazione conferma quindi la linea già tracciata dal tribunale del riesame, smontando le basi dell’impianto accusatorio costruito dalla Procura di Brescia sull’ipotesi di corruzione in atti giudiziari legati al caso dell’omicidio di Chiara Poggi.
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