Diddi si astiene dal processo d’appello: svolta nel caso Becciu

L’astensione del promotore di giustizia blocca la ricusazione e fa cadere il ricorso dell’accusa. Le difese parlano di svolta, mentre prosegue l’inchiesta su Chaouqui.

Città del Vaticano – Il procedimento d’appello sul caso finanziario che coinvolge il cardinale Angelo Becciu prende una direzione inattesa. Alessandro Diddi, promotore di giustizia vaticano e figura centrale dell’accusa nel primo grado, ha comunicato alla Corte di Cassazione la propria decisione di non partecipare al giudizio di secondo grado. Una scelta che ha avuto un effetto immediato: la Corte non dovrà più pronunciarsi sulle richieste di ricusazione presentate da diversi imputati.

Le difese di Fabrizio Tirabassi, Raffaele Mincione, Enrico Crasso e dello stesso Becciu avevano infatti contestato la posizione di Diddi, sostenendo che non potesse garantire la necessaria imparzialità. A fondamento delle loro obiezioni, le conversazioni WhatsApp tra il promotore, Giovanna Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui, rese pubbliche dal quotidiano Domani. Secondo gli avvocati, quei messaggi avrebbero potuto influenzare monsignor Alberto Perlasca, testimone chiave e già responsabile dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato.

La dichiarazione di astensione, depositata il 9 gennaio, ha di fatto chiuso la questione: la Cassazione ha preso atto della scelta e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’accusa contro la sentenza di primo grado. Per alcuni imputati, ciò significa che le assoluzioni già ottenute diventano definitive.

Gli avvocati di Tirabassi hanno accolto la decisione come una conferma della fondatezza dei dubbi sollevati nei mesi scorsi sulle modalità con cui furono condotte le indagini relative all’investimento immobiliare di Sloane Avenue. Anche i legali del cardinale Becciu hanno espresso soddisfazione, auspicando che l’appello possa ora chiarire completamente la posizione del loro assistito.

Parallelamente, la magistratura vaticana ha aperto un’indagine su Chaouqui. La figura di Francesca Immacolata Chaouqui non è nuova alle cronache vaticane. Nata a San Sosti (Cosenza), giurista ed esperta di comunicazione, è stata nominata nel 2013 da Papa Francesco membro della COSEA, la commissione incaricata di contribuire alla riforma economico‑amministrativa della Santa Sede . Il suo nome è diventato noto al grande pubblico con lo scandalo Vatileaks 2, che la vide coinvolta nella fuga di documenti riservati e per il quale venne condannata con pena sospesa .

Oggi torna al centro dell’attenzione giudiziaria: la magistratura vaticana ha aperto un fascicolo nei suoi confronti per traffico di influenze, subornazione e falsa testimonianza, in relazione al presunto tentativo di orientare le dichiarazioni di Perlasca nel processo sul caso Becciu.