Per i giudici si trattò di legittima difesa. La rabbia della mamma in aula: “Questa non è giustizia”.
Aversa – La giustizia partenopea ha chiuso un caso che si trascinava da oltre un decennio con una sentenza che ha scatenato polemiche e dolore. Agostino Veneziano, ora 29enne, è stato assolto dall’accusa di omicidio per la morte di Emanuele Di Caterino, il ragazzino di 13 anni deceduto nel 2013 ad Aversa dopo essere stato colpito da una coltellata alla schiena.
La decisione della Corte d’Appello di Napoli, pronunciata il 13 gennaio, ha riconosciuto la legittima difesa: secondo i giudici, il fendente che causò la morte del giovane fu inferto per respingere un’aggressione.
Il caso ha attraversato un iter giudiziario travagliato. Veneziano, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni, venne inizialmente condannato a 15 anni nel 2014 dal tribunale dei minori. Seguirono altre condanne – a 8 e 10 anni – ma la Cassazione annullò più volte le sentenze per vizi procedurali, ordinando nuovi processi. L’ultima udienza ha ribaltato completamente gli esiti precedenti.
La tragedia si consumò durante una rissa tra adolescenti il 7 aprile 2013. Secondo le indagini, dopo aver ferito Di Caterino, Veneziano venne aggredito dagli amici della vittima e reagì colpendo anche loro. Per queste lesioni era già stato assolto in precedenza, sempre per legittima difesa.
In aula è esplosa la disperazione di Amalia Iorio, madre della vittima, che tra le lacrime ha gridato: “Avete assolto un assassino, questa non è legge, vergognatevi”. La donna ha poi accusato di corruzione l’intero processo.
I legali della famiglia – gli avvocati Maurizio Zuccaro, Sergio Cola e Barbara Esposito – contestano fermamente la ricostruzione accolta dalla Corte: “L’autopsia dimostrava una dinamica differente. Emanuele era disarmato, venne colpito alla schiena mentre si allontanava. Non c’era nessuna difesa in atto”, ha dichiarato Zuccaro, annunciando che attendono le motivazioni della sentenza per valutare ulteriori azioni legali.
La Procura generale aveva chiesto l’assoluzione, posizione che è stata poi accolta dai giudici d’appello.