Nelle parole di Jacques e Jessica Moretti la tragedia di Capodanno, costata la vita a 40 persone, tra cui 6 italiani.
Crans-Montana – I proprietari del bar “Le Constellation”, devastato dalle fiamme la notte di San Silvestro con un bilancio di 40 morti e 116 feriti, hanno rilasciato le prime dichiarazioni dettagliate agli inquirenti svizzeri. Jacques e Jessica Moretti, ascoltati in sedute separate come previsto dalla procedura, hanno ripercorso le fasi della serata conclusa in tragedia. L’emittente francese BFMTV ha rivelato i contenuti delle deposizioni.
I due coniugi sono ora sotto inchiesta per omicidio colposo plurimo, incendio e lesioni colpose: l’uomo è detenuto in carcere, la donna si trova agli arresti domiciliari. Durante gli interrogatori hanno descritto l’impiego delle fiaccole pirotecniche e gli sforzi per portare in salvo i clienti.
Jacques ha iniziato la sua testimonianza ricordando Cyane Panine, dipendente 24enne morta nel disastro. “Il suo compagno è come un figlio per me. Abbiamo eseguito insieme le manovre di rianimazione per più di sessanta minuti, prima che i sanitari ci fermassero dicendoci che era finita”, ha riferito visibilmente scosso. La moglie ha aggiunto: “Per noi Cyane era una sorella minore. Aveva festeggiato il Natale insieme a noi. Non riesco ad accettarlo”.
I due hanno spiegato che inizialmente l’atmosfera era tranquilla. Jessica è arrivata alle 22:30 trovando il bar semivuoto: “Allo scoccare della mezzanotte i presenti erano davvero pochi”. La situazione è cambiata verso l’una di notte, quando l’affluenza è salita rapidamente fino a raggiungere le cento unità.
Il punto critico si è verificato quando il personale ha iniziato a servire bottiglie illuminate con bengala scintillanti, con alcune cameriere issate sulle spalle dei compagni. “Ho avvertito un improvviso trambusto”, ha dichiarato Jessica. Immediatamente dopo ha notato “un bagliore arancione provenire da un lato del locale” e ha dato l’allarme: “Ho ordinato a gran voce l’evacuazione immediata e ho contattato i vigili del fuoco all’1:28”.
Allertato dalla moglie con una telefonata lampo – “C’è fuoco al Constel, corri!” – Jacques si è lanciato verso il locale. Ha spiegato agli investigatori di aver provato ad accedere dall’area esterna senza riuscirvi: “Il fumo rendeva tutto inaccessibile”. Si è quindi spostato verso l’entrata secondaria, chiusa dall’interno e con l’aiuto di altri è riuscito a sfondarla.
Diverse persone giacevano incoscienti all’interno. “Tra loro c’era Cyane. Le abbiamo portate fuori e adagiate su un fianco, poi abbiamo iniziato le compressioni cardiache”.
Interrogati sulle norme antincendio, i gestori hanno dichiarato che l’esercizio – rilevato nel 2015 – era stato completamente rinnovato, con doppia via di fuga segnalata ed estintori a disposizione. Hanno sostenuto che le autorità preposte abbiano effettuato “due-tre sopralluoghi” nell’ultimo decennio senza mai richiedere interventi strutturali.
Mancava però un sistema automatico antincendio. Sui bengala, Jacques li ha definiti una “prassi consolidata” mai problematica in passato: “Si consumano in 30-40 secondi, sufficienti per attraversare la sala senza incidenti”.
Jessica Marin ha specificato: “I clienti non possono toccarli. Appena si spengono, li gettiamo in acqua”.
Sulla scelta di far salire le ragazze sulle spalle dei colleghi, avvicinandole quindi al controsoffitto, Jessica ha precisato: “Era successo altre volte, ma non sistematicamente. Non l’ho mai proibito né esplicitamente richiesto”.
I proprietari hanno ammesso che qualche ragazzo sotto i 18 anni potrebbe essere entrato nonostante i controlli: “Verifichiamo sempre, ma tra documenti falsificati e situazioni poco chiare, qualcosa può sfuggire”. Tra le vittime figurano effettivamente diversi ragazzi, alcuni anche sotto i 16 anni.
Chiudendo la deposizione, Jacques ha affermato: “Sono straziato, sento il peso di non aver potuto salvare tutti”.