Le fonti ricostruiscono minacce ripetute di Salvagno verso Tarna, ma dai telefoni della vittima non si trovano tracce del filmato.
Venezia – Emerge un possibile movente dietro l’omicidio di Sergiu Tarna, il barista moldavo assassinato a Mira il 30 dicembre. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un contenuto video, forse conservato su uno smartphone o su un altro supporto elettronico, che avrebbe innescato una spirale di tensioni culminate nel delitto. Per l’uccisione è stato fermato Riccardo Salvagno, agente della polizia locale.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Tarna e Salvagno si conoscevano da tempo e avevano stretto un rapporto di amicizia frequentando i locali della movida veneta. Proprio in quel contesto sarebbe stato registrato un filmato compromettente che ritraeva il vigile urbano in atteggiamenti sessualmente espliciti con una cubista. Un video che Salvagno avrebbe temuto potesse circolare o essere utilizzato contro di lui, tanto da insistere ripetutamente per rientrarne in possesso.
Resta ancora da chiarire chi abbia materialmente realizzato la registrazione e come Tarna ne fosse eventualmente entrato in possesso. Gli inquirenti stanno cercando di capire se il barista avesse girato il video o se lo avesse ottenuto in un secondo momento per ragioni ancora ignote. Quel che appare certo è che Salvagno non voleva che quelle immagini uscissero dall’ambiente ristretto della notte.
In quel periodo Sergiu Tarna stava attraversando una fase difficile dal punto di vista economico. Aveva confidato agli amici di essere pronto a lasciare l’Italia per trasferirsi in Germania, dove lo attendeva un nuovo lavoro in un’azienda. Una partenza imminente che, però, non avrebbe placato l’ansia di Salvagno, deciso a recuperare il filmato prima che fosse troppo tardi. Dai tabulati telefonici emergerebbero messaggi minacciosi inviati alla vittima nei giorni precedenti l’omicidio, tra cui uno particolarmente esplicito spedito su Telegram il 25 dicembre: “Preparati, ti giuro che ti darò la caccia”.
La tensione tra i due sarebbe esplosa già la sera successiva, quando Salvagno avrebbe raggiunto Tarna all’esterno di un bar. Ne sarebbe nato un violento alterco in strada, sotto gli occhi della donna per la quale l’agente aveva sviluppato un interesse e di un altro uomo presente sulla scena.
Il quadro precipita definitivamente il 30 dicembre. I due si incontrano nuovamente nei pressi del bar Nuova Mestre e, secondo la ricostruzione riportata da La Repubblica, Salvagno avrebbe costretto Tarna a salire in auto minacciandolo con una pistola. A bordo del veicolo ci sarebbe stata anche una terza persona, il cui ruolo resta ancora avvolto nel mistero. La destinazione è Mira, dove il corpo del barista moldavo verrà ritrovato la mattina seguente, ucciso da un colpo di pistola alla tempia.
Del presunto video, tuttavia, non è stata trovata alcuna traccia nei due cellulari della vittima. Un’assenza che alimenta interrogativi cruciali per l’inchiesta: Tarna aveva davvero quel filmato? E, se sì, dove potrebbe averlo nascosto? Domande a cui gli investigatori stanno cercando di dare risposta, mentre resta ancora da chiarire la posizione del terzo uomo coinvolto negli ultimi spostamenti prima dell’omicidio.