Legionella a San Siro, salgono a 12 i casi

L’Ats conferma un nuovo contagio nella zona di via Rembrandt. Invariato il bilancio di decessi e ricoveri. L’intervista all’esperto: “Serve gestione preventiva continua”.

Milano – Aumenta di un’unità il numero di persone contagiate dalla legionella nel quartiere San Siro di Milano. I casi segnalati salgono infatti a 12, uno in più rispetto all’ultimo aggiornamento del 21 novembre scorso, concentrati nell’area adiacente a via Rembrandt. A renderlo noto è stata l’Agenzia di tutela della salute della Città Metropolitana di Milano attraverso una nota ufficiale.

Fortunatamente rimane stabile il numero di decessi, fermo a uno, così come quello dei ricoveri ospedalieri, anche in questo caso limitato a una singola persona. Un dato che, pur nella gravità della situazione, offre qualche elemento di relativo sollievo rispetto a possibili scenari più critici.

Un aspetto significativo emerso dalle indagini riguarda la distribuzione geografica dei casi. “I casi abitano tutti in edifici diversi uno dall’altro. Non sono quindi collegati tra di loro dall’abitare nello stesso condominio”, ha precisato l’Ats nella comunicazione ufficiale. Questo elemento rende più complessa l’identificazione della fonte di contagio, escludendo l’ipotesi di un impianto idrico condominiale compromesso e orientando invece le ricerche verso possibili problematiche della rete acquedottistica più ampia o di altre fonti di diffusione del batterio.

Le autorità sanitarie hanno avviato un’ampia campagna di indagini per individuare l’origine del contagio. Sono state campionate le abitazioni di 11 dei 12 casi confermati, poiché un’abitazione non risulta al momento accessibile. Oltre alle case delle persone contagiate, sono state analizzate anche altre 19 abitazioni come controllo, per un totale complessivo di 30 unità abitative sottoposte a verifica.

I primi risultati disponibili, relativi a 10 abitazioni (4 di casi confermati e 6 di controllo), hanno evidenziato una sola positività al batterio della legionella, riscontrata curiosamente in un’abitazione di controllo e non in quelle dei pazienti. A seguito di questo ritrovamento, sono state immediatamente fornite le indicazioni necessarie per procedere con la bonifica dell’impianto idrico compromesso.

Parallelamente ai controlli nelle abitazioni private, sono stati effettuati campionamenti in diversi punti strategici della rete acquedottistica pubblica. Le analisi di laboratorio su questi prelievi sono ancora in fase di elaborazione e i risultati saranno fondamentali per comprendere se il problema possa risiedere nell’infrastruttura idrica del quartiere. L’attesa per questi esiti è alta, poiché potrebbero fornire la chiave per risolvere definitivamente il problema e prevenire ulteriori contagi.

L’Ats ha esteso le verifiche anche ad altri luoghi del quartiere San Siro particolarmente frequentati dalla popolazione e potenzialmente a rischio di diffusione del batterio. Fortunatamente, queste ispezioni non hanno fatto emergere situazioni critiche o fonti di contagio evidenti.

La legionellosi è una malattia infettiva causata dal batterio Legionella pneumophila, che si sviluppa in ambienti acquatici, soprattutto in presenza di acqua stagnante a temperature comprese tra i 20 e i 45 gradi. Gli impianti idrici domestici, le torri di raffreddamento, i sistemi di condizionamento e qualsiasi struttura che consenta la nebulizzazione dell’acqua possono diventare terreno fertile per la proliferazione del microrganismo.

Il contagio avviene esclusivamente per via respiratoria, attraverso l’inalazione di aerosol contaminato. La malattia non si trasmette da persona a persona, né bevendo acqua contaminata. I sintomi possono variare da forme simil-influenzali a polmoniti gravi, soprattutto in soggetti fragili, anziani o con sistema immunitario compromesso.

Per comprendere meglio la problematica e le modalità di gestione del rischio legionella, abbiamo intervistato Davide Busico, esperto del settore presso Initial Italia.

Davide Busico

Quali sono i principali elementi emersi finora dal caso di via Rembrandt a Milano e cosa ci insegnano sulla gestione del rischio Legionella negli edifici residenziali?

Il caso di via Rembrandt conferma che qualsiasi edificio dotato di un impianto idrico è da considerarsi a potenziale rischio di contaminazione, incluso il contesto residenziale. L’episodio evidenzia quindi l’importanza di una gestione preventiva degli impianti idrici anche nei condomini e ribadisce la necessità di adottare piani di valutazione e monitoraggio anche negli edifici civili per individuare eventuali criticità prima che si trasformino in un problema.

Dai primi riscontri, quali impianti o situazioni risultano più frequentemente coinvolti nei casi di proliferazione della Legionella?

La Legionella è un batterio che prolifera in ambienti acquatici, e in modo particolare tra i 25 °C e i 45 °C, pertanto tutti gli ambienti in cui c’è presenza di acqua sono potenzialmente a rischio. Pensiamo, per esempio, a tutti i nostri impianti idrico-sanitari come docce e rubinetti, ma anche impianti industriali come torri evaporative e altri impianti tipici dell’industria. Tra le aree civili più a rischio ci sono sicuramente i luoghi comunemente frequentati come alberghi, palestre, cinema, centri commerciali, addirittura in letteratura sono noti casi di contaminazione da fontane ornamentali comunemente presenti nei parchi. Inoltre è anche possibile che il contagio arrivi da sistemi di irrigazione.

In che modo episodi come quello di San Siro incidono sulla percezione pubblica del rischio e sulla consapevolezza delle persone?

Questi episodi accendono l’attenzione in modo improvviso, ma la consapevolezza tende a rimanere bassa nel lungo periodo. È proprio questo il punto critico: il rischio Legionella non compare solo quando se ne parla sui media, ma è legato alle condizioni degli impianti. La nostra ricerca mostra quanto la conoscenza sia ancora frammentata e spesso superficiale; per questo è fondamentale creare cultura e continuità informativa, così che cittadini e gestori non agiscano solo in risposta all’emergenza, ma in un’ottica preventiva.

La ricerca evidenzia una bassa consapevolezza diffusa: quali dati l’hanno colpita di più e perché?

Il dato più significativo riguarda il fatto che una parte rilevante dei manager conosce la Legionella solo di nome o non sa esattamente come si trasmette. È sorprendente anche che molti intervistati non sappiano se la normativa si applichi alla propria realtà lavorativa. Questo evidenzia un divario culturale importante, sia generazionale sia tra i diversi settori produttivi: significa che dobbiamo lavorare ancora molto sulla formazione e sulla divulgazione per trasformare la conoscenza in responsabilità concreta.

Solo un terzo degli intervistati identifica correttamente l’aerosol come modalità di trasmissione. Perché, secondo lei, questo aspetto è così poco conosciuto?

Il motivo principale è che si tratta di un rischio “invisibile” ad occhio inesperto. L’idea che l’acqua sia un elemento “pulito” porta spesso a sottovalutare il fatto che possa diventare veicolo di trasmissione. Inoltre la nebulizzazione dell’acqua rende l’acqua non concretamente visibile ai nostri occhi e viene pertanto ulteriormente sottovalutata come possibile veicolo di contaminazione microbica. Ed è qui che un occhio esperto e critico, attento alle fonti di produzione di aerosol riesce a individuare possibili impianti a rischio e a indicare le azioni manutentive adeguate.

Quali sono oggi le linee guida fondamentali per la prevenzione della Legionella negli edifici non sanitari, come uffici, scuole, hotel e abitazioni?

È molto importante gestire il rischio soprattutto in fase preventiva; pertanto, un’analisi strutturata contenuta all’interno della valutazione del rischio Legionella, un piano di campionamento ambientale e un piano di mitigazione del rischio, contenente tutte le azioni di manutenzione atte a prevenire la tematica, sono gli elementi che abbiamo per riuscire a combattere questo batterio. Per prevenirla è necessario adottare delle misure all’interno dei nostri impianti idrici e aeraulici con un protocollo di gestione estremamente personalizzato che prenda in esame tutti gli impianti presenti, come LFree di Initial. È pertanto fondamentale affidarsi a personale qualificato che possa implementare un protocollo di gestione del rischio, un protocollo che ha azioni tecniche, manutentive e organizzative e che permetta, tramite un piano di mitigazione, di miglioramento e, soprattutto, un riscontro analitico sul campo, di ottenere il risultato.

Ogni quanto dovrebbero essere eseguiti i controlli sugli impianti idrici per garantire un livello di sicurezza adeguato?

Non esiste una frequenza unica valida per tutti: la valutazione del rischio non è un documento statico. Sono il livello di criticità dell’impianto e le priorità definite dalle Linee Guida a determinare quando effettuare le verifiche.

Quali sono le aree o i punti critici degli impianti idrici dove il rischio di proliferazione è maggiore?

I punti più critici sono quelli soggetti a ristagno o flussi discontinui, come tratte terminali, rubinetti poco usati, accumuli mantenuti a temperature favorevoli e impianti complessi come torri evaporative.

Esistono comportamenti quotidiani che anche i cittadini o i dipendenti possono adottare per ridurre il rischio?

Sì, e spesso sono semplici: far scorrere l’acqua dopo periodi di inutilizzo, pulire i rompigetto, mantenere temperature elevate negli accumuli idrici. Tuttavia, queste azioni da sole non sono sufficienti. La gestione del rischio non può basarsi esclusivamente su interventi sporadici o su buone pratiche individuali: è necessario un piano strutturato di valutazione e monitoraggio, aggiornato nel tempo, come previsto dalle Linee Guida del 2015 e dal D.Lgs. 18/2023. Solo attraverso controlli programmati e una gestione continuativa è possibile individuare eventuali criticità prima che si trasformino in un problema.

In cosa consiste il servizio LFree introdotto da Initial e quali vantaggi offre rispetto alla gestione interna del rischio Legionella?

Con il servizio LFree, Initial offre un supporto completo per la gestione del rischio Legionella, combinando consulenza tecnica, analisi, sanificazioni e formazione attraverso diversi step: analisi preliminare, con sopralluogo impiantistico e verifica della documentazione pregressa; redazione del Documento di Valutazione del Rischio (DVR); elaborazione di piani di manutenzione e monitoraggio mirati. Il controllo periodico viene garantito attraverso campionamenti e analisi di laboratorio certificate, accompagnate da relazioni tecniche dettagliate. Non solo prevenzione ma anche expertise: in caso di contaminazione, infatti, Initial interviene con sanificazioni specifiche mirate, ripristinando la sicurezza degli impianti. Infine, il servizio LFree include anche audit documentali e impiantistici – per verificare la conformità alle normative – e corsi di formazione certificata, con rilascio di crediti formativi per RSPP, ASPP e tecnici manutentori.

Quali sono i principali indicatori che fanno sospettare la presenza di Legionella in un impianto?

La Legionella è un batterio che vive naturalmente nell’acqua e la sua presenza, di per sé, non implica un rischio. Il problema nasce quando si verificano condizioni che ne favoriscono la proliferazione e l’aumento delle concentrazioni, come ristagni o temperature dell’acqua non corrette. Tuttavia, l’unica conferma possibile è quella analitica: per questo il monitoraggio periodico previsto dalle Linee Guida del 2015 e dal D.Lgs. 18/2023 rimane fondamentale nella gestione del rischio.

Le condizioni climatiche o stagionali incidono sul rischio di proliferazione? In che modo?

Nonostante l’attenzione si accenda in particolar modo nei momenti in cui vengono rilevati dei cluster, il rischio di contaminazione ambientale non ha un andamento stagionale. Ci sono condizioni ambientali che favoriscono la proliferazione della Legionella, come la presenza di acqua stagnante, ad esempio nelle tubazioni in cui il flusso non è continuo, o l’aumento della temperatura dell’acqua. Un fattore particolarmente incidente nel rischio di propagazione del batterio è senz’altro la conservazione degli impianti e quindi la loro gestione a livello manutentivo.