Truffa all’Agenzia delle Entrate a Reggio Calabria: 3 arresti, 151 indagati. Anche la ‘ndrangheta interessata [VIDEO]

L’organizzazione ha alterato oltre 1200 dichiarazioni dei redditi di cittadini ignari o compiacenti per gonfiare i rimborsi. Al clan Pisano il 60% del bottino.

Reggio Calabria – Tre persone agli arresti domiciliari e sequestro preventivo eseguito dalla Finanza di 718.426,25 euro nei confronti di 151 indagati, accusati di reati tra cui associazione a delinquere, truffa ai danni dello Stato, falso, sostituzione di persona e accesso abusivo a sistema informatico. Il provvedimento è stato emesso dal Gip su richiesta della Procura diretta da Giuseppe Lombardo.

Le indagini sono partite nel 2019 a seguito di una segnalazione da parte dell’Agenzia delle Entrate di Reggio Calabria su anomalie in alcune dichiarazioni fiscali. L’attività investigativa ha incluso intercettazioni telefoniche e ambientali, acquisizione di documenti, indagini bancarie e analisi di supporti informatici. Il gruppo criminale, organizzato in modo gerarchico, utilizzava metodi illeciti per ottenere l’accesso alle credenziali fiscali dei contribuenti, che venivano poi utilizzate per presentare dichiarazioni fraudolente e ottenere rimborsi IRPEF indebiti.

Il modus operandi prevedeva l’acquisizione delle credenziali tramite coinvolgimento di pubblici ufficiali infedeli o direttamente dai contribuenti, che, spesso ignari o compiacenti, fornivano i dati necessari. L’associazione criminale alterava le dichiarazioni fiscali inserendo falsi familiari a carico, spese sanitarie inesistenti e rimborsi su redditi fittizi. Per evitare il controllo, i rimborsi venivano limitati a importi inferiori ai 4mila euro.

Il sistema fraudolento si estendeva su un ampio territorio della provincia di Reggio Calabria, arrivando ad attirare l’interesse di cosche di ‘ndrangheta, in particolare quella dei Pisano, che operavano nella zona della Piana di Gioia Tauro. I membri del sodalizio trattenevano il 60% dei rimborsi illeciti, restituendo il 40% al gruppo criminale. Le indagini hanno portato alla scoperta di oltre 1.200 modelli dichiarativi infedeli dal 2016 al 2022, con rimborsi fraudolenti per un totale di 718.426,25 euro, di cui una parte è stata sequestrata.

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