Ventunenne scomparso, la famiglia di Santiago non si arrende

Il ragazzo è sparito nel nulla il 4 settembre a Bergamo. La comunità boliviana si mobilita e affida le ricerche a un investigatore privato.

Bergamo – Ci sono silenzi che pesano più di qualsiasi grido. È il silenzio in cui è precipitata la vita di Griselda Ortiz dal primo pomeriggio di venerdì 4 settembre, quando suo nipote Santiago Francesco De Oliveira, 21 anni, è uscito di casa in via Ceresoli e non è più tornato. Un mese dopo di lui non c’è ancora traccia, e la nonna che lo ha cresciuto come un figlio continua ad aspettare, aggrappata a una speranza che il tempo logora ma non riesce a spegnere.

Santiago e Griselda vivono sotto lo stesso tetto da quando il ragazzo aveva sette anni, da quando la mamma Kryzia fu strappata alla vita in un incidente stradale. Una famiglia originaria della Bolivia, arrivata in provincia tanti anni fa, prima a Treviglio e poi a Bergamo. Lì il giovane aveva costruito la sua quotidianità: la maturità appena superata al Paleocapa, la palestra, gli amici, la comunità protestante di Lallio e il sogno, ormai a un passo, di iscriversi a Economia aziendale all’Università di Bergamo, a pochi metri da casa.

Ma dietro quel sorriso spensierato si era insinuata un’ombra. Verso la fine dell’estate una storia d’amore durata tre anni era finita, e per Santiago era stato un colpo durissimo da incassare. “Lo vedevo stare malissimo, era proprio perso”, racconta la nonna. Il ragazzo si era chiuso in casa, aveva iniziato a isolarsi e a bere, al punto che Griselda, spaventata, aveva persino chiamato un’ambulanza.

Quel maledetto venerdì Santiago era uscito e rientrato più volte. Poi, intorno alle 13, l’ultima uscita. Con sé aveva soltanto pochi spiccioli e nessun telefono, lasciato a casa perché scarico. Non ha l’auto, la patente la sta ancora prendendo. Alle 20 la nonna, divorata dall’angoscia, aveva chiamato i carabinieri; la denuncia venne formalizzata il giorno dopo.

Da allora, il nulla. Al momento della scomparsa Santiago indossava una maglietta bianca, pantaloni neri e scarpe nere; è di altezza media, ha i capelli ricci e porta gli occhiali. Una donna aveva raccontato di averlo forse visto all’alba a Terno d’Isola, ma la pista si era subito spenta. Il caso è finito anche sotto i riflettori di Chi l’ha visto.

Oggi, a un mese esatto, la famiglia ha deciso di non restare a guardare. Con l’aiuto di una parte della comunità boliviana di Bergamo è stata lanciata una raccolta fondi che ha toccato quota 8.600 euro, cifra destinata a un investigatore privato per riaprire le ricerche da zero. “Non ci sono indizi”, ripetono i parenti, che chiedono di verificare meglio le immagini delle telecamere e di ricostruire gli ultimi spostamenti del ragazzo.

“Il dolore è immenso e solo chi ha provato una cosa simile può capirlo”, è il messaggio affidato da Griselda a chi non si è dimenticato di suo nipote. Chiunque possa aiutare è invitato a chiamare i numeri 349 8931292 e 329 1515735, evitando supposizioni e illusioni crudeli. Perché in quella casa, a Bergamo, c’è una nonna che aspetta ancora di riabbracciare il suo Santiago.