Ucciso e gettato in un pozzo, il killer confessa

La vittima è l’imbianchino di 31 anni che era sparito tre settimane. Il 29enne fermato: “Abbiamo litigato per un debito di droga”.

Cesena – Una frase banale, detta mille volte sulla porta di casa: “Vado al bar, ci vediamo stasera”. È l’ultima cosa che la moglie di Denaldo Maxhallaku ha sentito dire dal marito, imbianchino albanese di 31 anni, prima che sparisse nel nulla la sera dell’8 ottobre, lasciando a Gatteo lei e la loro bimba di appena un anno. Tre settimane di ricerche, poi la scoperta più atroce: il suo corpo, raggiunto da colpi di pistola, giaceva sul fondo di un pozzo nelle campagne di Longiano. E nel giro di poche ore è arrivata anche la confessione: “Sono stato io”.

A pronunciare quelle parole è un 29enne di Longiano, conoscente della vittima, fermato dai carabinieri su ordine della Procura di Forlì con le accuse di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. In caserma ha fatto pesanti ammissioni, raccontando una storia di debiti di droga: lui, assuntore di stupefacenti, aveva accumulato un debito legato a una fornitura. Quella sera i due si sarebbero visti a casa del giovane e la discussione sarebbe degenerata. “Avevo paura per me e la mia famiglia, mi sono sentito braccato”, avrebbe detto agli inquirenti. Poi gli spari, e il panico: “Ho perso la lucidità”.

Secondo il suo racconto, avrebbe caricato il corpo in auto e lo avrebbe nascosto in un pozzo di cemento per lo scolo delle acque, a ridosso di un capannone dietro una casa colonica in località Felloniche, lungo via Fondovalle Rubicone. Per cancellare ogni traccia avrebbe poi dato fuoco all’auto dell’imbianchino, ritrovata carbonizzata la mattina del 9 ottobre circa cinque chilometri più a monte, sulla stessa strada.

Proprio da quella carcassa bruciata erano partite le ricerche. Per venti giorni i militari della Compagnia di Cesenatico hanno setacciato casolari, canali e pozzi, aiutati dai cani molecolari specializzati nella ricerca di resti umani. Mercoledì mattina, intorno alle 10, un sasso gettato nel pozzo non ha restituito il tonfo dell’acqua, ma un rumore anomalo. Il recupero è toccato ai vigili del fuoco del nucleo Saf; poco lontano, i carabinieri hanno trovato due bossoli di pistola.

Il 29enne, trattenuto nella caserma di Savignano, sarà trasferito nel carcere di Forlì in attesa dell’udienza di convalida del fermo. Sabato sarà conferito l’incarico per l’autopsia, che dovrà chiarire ogni dettaglio del delitto. Denaldo avrebbe compiuto 32 anni lo scorso 24 ottobre.