Prelievi mai autorizzati e firme false sui risparmi di una vita. A dare l’allarme per primi sono stati due coniugi di 84 anni.
Rovetta (Bergamo) – C’era un rapporto di fiducia, costruito giorno dopo giorno davanti allo sportello di un piccolo ufficio postale di paese, di quelli dove tutti si conoscono. E proprio quella fiducia, secondo l’accusa, sarebbe diventata l’arma per svuotare i risparmi di una vita. Almeno mezzo milione di euro sparito dai conti dei clienti, prelievi mai autorizzati e firme sospettate di essere false: è il terremoto che ha travolto Rovetta, poco più di quattromila anime nell’alta Val Seriana, dove la direttrice dell’ufficio di Poste Italiane è stata licenziata e ora è finita sotto indagine.
La donna, una quarantenne residente a Fino del Monte, avrebbe sottratto negli anni il denaro dai libretti di risparmio di chi si affidava a lei, in alcuni casi svuotandoli del tutto. A far esplodere il caso è stata la denuncia di due coniugi di 84 anni del paese, che a verbale hanno messo nero su bianco cifre da capogiro: 90mila euro spariti dal conto del marito, 58mila da quello della moglie. In tutto 148mila euro, frutto di una vita di lavoro e di alcune eredità.
I numeri raccontano una lenta, metodica emorragia. Dal conto dell’uomo risultano oltre 150 prelievi da 600 euro; da quello della moglie una ventina di operazioni in due anni, con importi che arrivavano fino a 7mila euro a colpo. Peccato che l’anziana, in posta, ci andasse soltanto a ritirare la pensione: quei risparmi non li toccava mai. Entrambi giurano di non aver mai firmato quelle richieste e di non aver mai chiesto il rimborso dei loro buoni fruttiferi. Proprio le firme, che i due disconoscono, sono oggi al centro degli accertamenti.
Il legame era nato dopo il Covid: la coppia si fidava della direttrice, tanto da trasferire a Rovetta anche i libretti custoditi in un’altra filiale della valle. Tutto si complica all’inizio del 2026, quando i coniugi chiedono 10mila euro per rifare il tetto di casa. La responsabile, raccontano, avrebbe suggerito di spacchettare la somma in quattro prelievi da 2.500 euro in contanti, per non insospettire la Guardia di Finanza. E dopo una delle consegne avrebbe perfino chiesto alla pensionata di riportare indietro il denaro “per alcune verifiche”, restituendolo il giorno seguente.
Il castello crolla a fine maggio, quando due ispettori di Poste arrivati da Milano convocano la coppia: è davanti a loro che emergono i conti ormai a secco. A giugno la denuncia ai carabinieri di Clusone, che ora indagano. I due anziani non sarebbero le uniche vittime, e la cifra complessiva (almeno mezzo milione di euro) potrebbe ancora salire con il proseguire delle verifiche.
Poste Italiane, che si è dichiarata parte lesa, ha confermato il licenziamento e annunciato i rimborsi: “Si impegna a garantire agli aventi diritto il rimborso delle somme indebitamente sottratte”. Intanto le indagini vanno avanti per dare un volto, e un numero, a tutti i risparmiatori traditi da quella fiducia costruita allo sportello.



