La Corte d’Appello di Genova ha ridotto le pene, confermando però le responsabilità: “Volontà di sopraffazione e disprezzo verso la vittima”.
Genova – C’è una notte, quella del 16 aprile 2022, che continua a proiettare la sua ombra su un’aula di tribunale. Una serata iniziata tra le luci di una discoteca del centro e finita in un incubo di umiliazione e sopraffazione per una studentessa di appena 23 anni. A distanza di oltre quattro anni, la Corte d’Appello di Genova ha messo nero su bianco la gravità di quanto accaduto, confermando la condanna per violenza sessuale di gruppo nei confronti dei due ex pallanuotisti Marco Nebbia e Tommaso Baldineti.
Nelle motivazioni appena depositate, i giudici non lasciano spazio a dubbi. “La condotta degli imputati – scrivono – è connotata da una forma assai grave di coercizione esercitata sulla persona offesa, costretta a subire pratiche sessuali prolungate, che si sono rivelate dolorose, umilianti e mortificanti“. Parole durissime, che respingono con fermezza la tesi difensiva secondo cui la giovane sarebbe stata consenziente con entrambi.
A inchiodare i due sarebbero stati gli stessi video girati quella notte. Secondo la Corte, le immagini confermano il racconto della vittima: un primo rapporto consensuale con Nebbia, poi l’arrivo di Baldineti e la richiesta di un rapporto a tre che la ragazza non voleva. Mentre nel primo caso la giovane appare partecipe, nel secondo viene descritta come “totalmente passiva e inerme“, senza alcun gesto o parola che possa essere interpretato come consenso.
Un punto centrale riguarda le condizioni della ragazza, provata dall’alcol ma non del tutto incapace. Una condizione, scrivono i giudici, che non le impediva di dire sì o no, ma che le aveva tolto la forza di opporsi con decisione. “Il consenso non è presunto se una persona ha perso in qualche misura i freni inibitori”, mette nero su bianco la Corte, ricordando che il sì dato a una persona non si estende automaticamente a un’altra.
I giudici richiamano anche la ricostruzione del primo grado, quando il Tribunale aveva parlato di “serate seriali” organizzate per indurre le ragazze a rapporti con entrambi, trattate come veri e propri “trofei“. In appello le responsabilità restano, ma le pene sono state ridotte grazie alle attenuanti generiche riconosciute per la giovane età e l’immaturità emotiva dei due: Nebbia è stato condannato a 5 anni, 5 mesi e 10 giorni, Baldineti a 5 anni, 4 mesi e 15 giorni, contro gli oltre sei anni del primo grado.
Confermata anche la condanna per la diffusione dei filmati a sfondo sessuale: per i giudici, l’eventuale consenso alla ripresa non equivale al consenso alla loro divulgazione. Pesano infine le responsabilità legate a video che riguardavano due ragazze minorenni all’epoca dei fatti. I difensori hanno già annunciato ricorso in Cassazione.



