La capitale catalana ha deciso di non rinnovare le licenze per affitti brevi di 2.101 alloggi e a breve è previsto anche l’aumento della tassa di soggiorno.
Barcellona, la capitale cosmopolita della Catalogna, Spagna, definita anche la “città dei Conti” perché durante il Medioevo il suo territorio fu governato e reso grande dai conti franchi, ha deciso di dare un perentorio giro di vite agli affitti brevi dal 2029.
Con questa locuzione si intende un contratto di locazione di un immobile residenziale di durata non superiore a 30 giorni, stipulato da persone fisiche (anche tramite portali online come Airbnb o Booking), senza l’obbligo di registrazione del contratto.
Il fenomeno ha avuto un’impennata con lo sviluppo dell’overtourism, ossia il sovraffollamento di visitatori di una città o luogo, superiore alla sua capacità di carico sostenibile. Il termine è diventato popolare negli ultimi tempi, anche se non si tratta di una novità assoluta.
Nel 1981, infatti, l’UNWTO (Organizzazione mondiale del Turismo) definì la “capacità di carico turistica” come soglia numerica per evitare danni ambientali, economici e socioculturali.
La presenza eccessiva di mandrie turistiche sta provocando inquinamento, rifiuti e consumi spropositati di risorse naturali; crescita degli affitti e degli alloggi trasformati in case vacanze, scomparsa di piccole attività commerciali locali, sostituiti da negozi di souvenir e catene commerciali.
Ma non basta poichè gli autoctoni sono costretti a sorbirsi code infinite, traffico e stress; anche gli stessi turisti usufruiscono meno del luogo visitato per l’eccessiva folla e confusione. Dopo varie proteste di comitati di cittadini in vari Paesi europei, anche le istituzioni sono intervenute in prima persona.
La capitale catalana ha deciso di non rinnovare le licenze per affitti brevi di 2.101 alloggi. L’amministrazione cittadina ha lanciato il “Pla Viure”, il piano strategico per la casa per aumentare l’offerta di alloggi a prezzi accessibili e garantire il diritto a un’abitazione degna. Sarebbe la prima città europea a compiere, nel breve, termine, un’operazione del genere.
Il sindaco Collboni ha dichiarato che bisogna adoperarsi per la cessazione del turismo residenziale. Concetti eclatanti che, intanto, hanno determinato che i circa 10 mila alloggi da affitti turistici passeranno ad essere competitivi per l’ordinario mercato degli affitti o della vendita.

L’idea del Comune catalano si è ressa fattibile dal punto di vista amministrativo perché c’è già un decreto del 2023, secondo cui il tetto massimo per i luoghi in cui c’è un mercato immobiliare congestionato è di 5 anni. Il piano è stato approvato dalla magistratura, avendo superato l’impugnazione promossa dai partiti di opposizione.
L’amministrazione comunale non si è limitata solo a questo. Visto che era in ballo, sta lavorando alla diminuzione delle navi che sostano per qualche ora, che stanno trasformando la città in una sosta “cotta e mangiata”, con tutti gli strascichi di rifiuti a cielo aperto.
Ormai la gente non ne può più dell’overtourism. Il Comune ha commissionato un sondaggio in cui è emerso che il 76,7% della popolazione è del parere che la città abbia già toccato il limite massimo della capacità ricettiva. Inoltre il 56% ritiene giusto aumentare la tassa di soggiorno.
Il tempo dirà se la scelta del comune è stata efficace o meno. Sta di fatto che così non si può andare avanti. Vedere pascolare per le città delle sagome umane simili a pecore è uno spettacolo orribile, oltre che dannoso.


