Salme smembrate per liberare i loculi: lo scandalo nei cimiteri di Roma

Ama ha licenziato sette operatori e ne ha sospesi altri quattro. I corpi ridotti nell’ossario prima della mineralizzazione, gli atti già in Procura.

Roma – Ci sono storie che disturbano la coscienza di una città e offendono il rispetto dovuto a chi non c’è più. È l’orrore emerso dai cimiteri della Capitale, dove alcune squadre di operatori avrebbero disseppellito i corpi prima del tempo, li avrebbero ridotti e chiusi nell’ossario ancora prima che la natura completasse il suo corso, pur di liberare in fretta spazio per nuove sepolture. Un affronto alla dignità dei defunti e delle loro famiglie che è costato il posto a sette dipendenti e la sospensione ad altri quattro, con gli atti finiti sul tavolo della magistratura.

A scoperchiare il caso è stata la stessa Ama, la municipalizzata che a Roma gestisce anche i servizi cimiteriali. Le verifiche interne hanno acceso i riflettori sull’attività di alcune squadre di operatori tecnico-cimiteriali in servizio nei camposanti Flaminio, a Prima Porta, e di Maccarese. Al termine degli accertamenti e dei successivi procedimenti disciplinari, sono scattati sette licenziamenti e quattro sospensioni dal servizio, calibrati sui diversi livelli di responsabilità individuati.

Al centro dell’inchiesta interna c’è una pratica tanto macabra quanto vietata: la riduzione delle salme in una piccola cassetta ossario senza che fosse stata completata la mineralizzazione, cioè il processo naturale con cui i tessuti del corpo si decompongono fino a lasciare prevalentemente le ossa. In alcuni casi, denuncia l’azienda, i corpi sarebbero stati disseppelliti e smembrati prima del termine di legge.

La normativa in materia è rigida. La trasposizione dei resti nell’ossario è ammessa solo dopo 30 anni dalla tumulazione nei loculi o 10 anni dall’inumazione sotto terra. Quando una salma non è ancora mineralizzata, la legge impone un’altra e diversa operazione cimiteriale, con modalità e costi differenti. Non un dettaglio da poco: ridurre un corpo nell’ossario permette infatti di liberare il loculo e garantisce alla famiglia un risparmio rispetto al mantenimento della sepoltura originaria.

Ed è proprio qui che si annida il movente che la Procura dovrà chiarire. Accelerare i tempi avrebbe consentito di svuotare più in fretta i loculi per nuove tumulazioni e, allo stesso tempo, di far risparmiare i parenti. Resta da accertare se dietro quella fretta ci fosse anche un guadagno per gli operatori coinvolti.

Come previsto dal Regolamento di Polizia Mortuaria, Ama ha trasmesso tutti gli atti all’autorità giudiziaria e al sindaco di Roma per gli ulteriori accertamenti di competenza. “Con i provvedimenti adottati – conclude la nota dell’azienda – Ama conferma il massimo rigore a tutela della maggioranza dei lavoratori onesti e professionali e nel contrasto a ogni violazione delle procedure, a tutela della correttezza del servizio, dei cittadini e della dignità dei defunti e dei loro familiari“.