Rifiutò la chemio per la figlia e fu condannata: muore di tumore a 60 anni

Rita Benini, madre di Eleonora Bottaro, ha ribadito il no alle terapie tradizionali: “Se questo è il destino, così sia”.

Padova – A distanza di dieci anni dalla tragica scomparsa della figlia diciottenne Eleonora, la famiglia Bottaro si trova nuovamente al centro di una drammatica vicenda legata al rifiuto della medicina ufficiale. Rita Benini, 60 anni, è deceduta nella sua abitazione di Bagnoli di Sopra a causa di un tumore epidermoide che ha colpito la cavità orale. La donna, rimasta ferma nelle proprie convinzioni ideologiche fino all’ultimo istante, ha rifiutato categoricamente di sottoporsi ai cicli di chemioterapia e radioterapia predisposti dai protocolli oncologici sanitari, seguendo lo stesso identico destino della figlia. Resta da solo il marito, il settantenne Lino Bottaro, che in pochi anni ha visto l’intero nucleo familiare decimato dalla malattia e dalle tragedie.

I coniugi Bottaro erano saliti alla ribalta della cronaca giudiziaria e nazionale per le loro posizioni radicali aderenti alle teorie pseudoscientifiche della Nuova Medicina Germanica. Nel 2016 la figlia Eleonora, all’epoca non ancora maggiorenne, era morta a causa di una leucemia linfoblastica acuta. Secondo le relazioni dei medici specialistici dell’epoca, la ragazza avrebbe avuto una probabilità di completa guarigione clinica stimata intorno all’80% se fosse stata sottoposta tempestivamente alle cure tradizionali.

I genitori si opposero fermamente ai trattamenti salvavita, applicando i precetti del metodo Hamer. Per questa decisione, nel 2023 la Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a due anni di reclusione (con pena sospesa) per entrambi i coniugi con l’accusa di omicidio colposo, sancendo la responsabilità penale dei genitori per aver deliberatamente privato la figlia delle terapie necessarie.

La dottrina a cui la famiglia è rimasta legata si basa sulle teorie dell’ex medico tedesco Ryke Geerd Hamer, secondo cui ogni patologia tumorale non sarebbe causata da fattori biologici o genetici, bensì dall’insorgenza di un severo conflitto psichico acuto e inaspettato. La cura prevista da tale approccio esclude i farmaci oncologici, limitandosi alla somministrazione di alte dosi di vitamina C, sedute di psicoterapia o trattamenti di agopuntura. Si tratta di una teoria priva di qualsiasi fondamento, non supportata da alcuna letteratura scientifica né da sperimentazioni cliniche validate.

Nella visione dei coniugi, il conflitto scatenante risaliva a qualche anno prima della scoperta della leucemia di Eleonora, quando la famiglia aveva subito la perdita traumatica del figlio primogenito Luca, di soli 22 anni, stroncato da un aneurisma fulminante mentre si trovava sulle piste da sci a Folgaria. I Bottaro si erano convinti che lo shock per la morte del fratello avesse generato il tumore della ragazza e che la medicina tradizionale non potesse curare un danno di matrice spirituale e psicologica.

La comparsa del tumore alla lingua ha riproposto per Rita Benini lo stesso bivio terapeutico affrontato anni prima. Come raccontato dal marito Lino Bottaro sulle pagine del quotidiano Il Gazzettino, la neoplasia si è manifestata inizialmente come una crescita squamosa all’interno della bocca, progredendo fino a provocare un rigonfiamento tale da rendere necessario un delicato intervento chirurgico di riduzione, eseguito presso l’ospedale “All’Angelo” di Mestre.

Tuttavia, quando l’équipe medica ha prospettato alla paziente il successivo e indispensabile piano terapeutico a base di radio e chemioterapia per eradicare le cellule tumorali residue, la sessantenne ha espresso un rifiuto totale: “Se questo è ciò che vuole il destino, così sia”, sono state le parole rivolte al coniuge prima di firmare le dimissioni e fare rientro a casa. Lino Bottaro, che ha assistito la moglie nelle ultime e dolorose fasi della degenza notturna, ha difeso strenuamente la scelta della compagna: Sono convinto ci sia la vita oltre la vita. Ci hanno considerato dei dissidenti, ma noi non ci siamo mai opposti alle cure: siamo caduti in un ingranaggio istituzionale che ci ha stritolati, dai medici ai giudici della Cassazione”.