Porto Franco di Trieste, i sostenitori del Territorio Libero sfidano la Cassazione

Secondo i ricorrenti, la Corte sarebbe incappata in veri e propri errori di fatto: avrebbe ignorato due novità ritenute decisive.

Trieste – C’è chi, quasi ottant’anni dopo il Trattato di Pace, continua a sostenere che Trieste non sia mai tornata davvero italiana. E che il suo porto, affacciato sull’Adriatico, appartenga a uno Stato rimasto solo sulla carta. È la battaglia del Movimento Trieste Libera e della International Provisional Representative of the Free Territory of Trieste (I.P.R. F.T.T.), che il 21 ottobre hanno depositato in Cassazione un ricorso per revocazione contro l’ordinanza con cui, lo scorso aprile, la stessa Suprema Corte aveva respinto le loro tesi sul Porto Franco internazionale.

Il nuovo atto, iscritto a ruolo con il numero 23521/2026 e firmato dall’avvocato Walter Zidarich, è promosso dalla I.P.R. F.T.T. del segretario generale Paolo G. Parovel e da Trieste Libera, affiancati da 238 tra cittadini, imprese e organizzazioni. Nel mirino c’è l’ordinanza n. 8671/2026 della Prima sezione civile, pubblicata il 7 aprile, che aveva confermato quanto deciso a Trieste in primo grado e in appello: sulla questione i giudici italiani non possono pronunciarsi, per difetto assoluto di giurisdizione.

L’attuale Territorio Libero di Trieste (dal 1992). Foto sito ufficiale https://triestelibera.one/

Secondo i ricorrenti, la Corte sarebbe incappata in veri e propri errori di fatto. Avrebbe ignorato due novità ritenute decisive: una pronuncia delle Sezioni Unite del 2025 sulla giurisdizione in materia di obblighi internazionali, nata da un caso di soccorso in mare, e l’elenco Treaties in Force del Dipartimento di Stato americano, che indica ancora in vigore il Trattato di Pace del 1947 e il Memorandum di Londra del 1954. Nella loro lettura l’Italia sarebbe solo un “sub-amministratore” provvisorio per conto di Stati Uniti e Regno Unito, e userebbe quella decisione per favorire i porti nazionali e concessioni alla Cina che definiscono illegittime. Nel testo si arriva a proporre una conciliazione con il governo, affidando la mediazione a Washington.

Una tesi suggestiva, che i tribunali hanno smontato più volte. Nel 2022 le Sezioni Unite, richiamando una decisione del 2014, hanno scritto nero su bianco che “il cosiddetto Territorio Libero di Trieste giuridicamente non è mai esistito e non esiste”: previsto dal Trattato di Parigi, non fu mai attuato e venne superato dal Memorandum di Londra e dal Trattato di Osimo del 1975. Una linea ribadita anche quest’estate, quando la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile un altro ricorso degli stessi promotori, quello contro l’Iva applicata a Trieste.

Ora la parola torna agli ermellini di piazza Cavour, chiamati a stabilire se quella di aprile sia stata una svista o l’ennesima conferma di una partita che, per la giustizia italiana, è chiusa da tempo.