La Procura sta scavando nella vita coniugale della sessantaseienne trovata priva di vita nelle campagne abruzzesi.
Chieti – Un filo di ferro stretto attorno alla gola, il corpo legato a una pianta di ulivo, ma gli arti inferiori che sfiorano il terreno. Si presenta con questi contorni visivamente contraddittori la scena del ritrovo nelle campagne di Francavilla al Mare, teatro del tragico epilogo della vicenda di Maria Ionescu. Un decesso su cui gli inquirenti teatini mantengono aperta ogni pista investigativa, senza escludere che dietro quello che all’apparenza potrebbe sembrare un gesto estremo si nasconda in realtà un delitto maturato tra le mura domestiche.
La sequenza temporale ricostruita dalla Squadra Mobile parte all’alba lungo l’autostrada adriatica. La donna, sessantaseienne residente nel Tarantino insieme al marito ex agente penitenziario, sta facendo ritorno a casa dopo una visita al figlio a Rimini. Alle cinque del mattino l’auto dei coniugi si ferma in un’area di servizio. I sistemi di videosorveglianza riprendono la vittima muoversi da sola e con andamento incerto all’uscita dai servizi igienici, dove l’uomo riferirà in seguito che la moglie era rientrata per recuperare un indumento. Da quel momento, le tracce si interrompono: il compagno riparte in solitaria verso la Puglia e formalizza la segnalazione di scomparsa soltanto a viaggio concluso, diverse ore dopo la sparizione in terra abruzzese. Il giorno seguente la scoperta del cadavere a breve distanza dall’autogrill.
Gli accertamenti medico-legali condotti dai periti Pietro Falco e Vittorio Fineschi non hanno al momento spazzato via le incertezze sulla causa della morte. Oltre alla posizione anomala della salma, a catturare l’attenzione dei tecnici è una profonda ferita da taglio presente sulla gola della vittima, unitamente ai campionamenti genetici effettuati sul cavo metallico e alle analisi sulle scarpe. Per avere un quadro chiaro dagli esami tossicologici e istologici occorrerà attendere l’esito delle perizie, che saranno disponibili nei prossimi novanta giorni.
Pur in assenza di indagati nel fascicolo processuale, le indagini si sono inevitabilmente focalizzate sull’ambiente familiare e all’interno della coppia, descritta dalle testimonianze raccolte a Mottola come segnata da continui attriti e complessa da gestire anche a causa di uno stato depressivo della donna. Ad appesantire il contesto indiziario vi è inoltre una lesione cutanea recente notata sul collo del marito. I dispositivi elettronici e gli apparati informatici di entrambi sono stati posti sotto sequestro per consentire l’esame dei flussi di comunicazione e ricostruire l’esatta traiettoria degli ultimi istanti di vita della sessantaseienne.



