Parodontite: diagnosi, cura e fattori di rischio

Colpisce il sessanta per cento degli italiani ed è legata a gravi patologie sistemiche. Ecco come prevenirla e curarla con il laser.

È un problema serio ma troppe volte viene sottovalutato. Parliamo della parodontite, la malattia che secondo gli addetti ai lavori colpisce, in maniera più o meno grave, circa il 60 per cento degli italiani di cui il 10 per cento in forma aggressiva a insorgenza spesso giovanile. Più di metà della popolazione adulta italiana ha in bocca delle “tasche parodontali”, uno spazio tra dente e gengiva in cui i batteri agiscono, provocando infiammazione e perdita di osso, al riparo dallo spazzolino.

La parodontite è, infatti, un’infezione cronica, polimicrobica, provocata da diverse specie batteriche e colpisce i tessuti di supporto del dente: osso, gengiva, cemento e parodonto. L’infiammazione, provocata dai batteri, fa sanguinare e abbassare progressivamente le gengive, destabilizza i denti, li rende estremamente sensibili al caldo e al freddo e può provocare alitosi in un circolo vizioso che peggiora lentamente ma inesorabilmente.

Questo, però, il più delle volte avviene in modo silente: “La parodontite spesso decorre in maniera subdola e quasi asintomatica oppure manifesta segni a cui non si dà un significato importante” spiega il dottor Francesco Martelli, medico odontoiatra, fondatore e chairman dei centri odontoiatrici IMI-EDN specializzate in trattamenti innovativi e minimamente invasivi grazie all’uso di nuove tecnologie quali il microscopio, il laser e le analisi di biologia molecolare. “Pensiamo al sanguinamento delle gengive: spesso sottovalutato o attribuito a un uso improprio dello spazzolino; invece, il sanguinamento è sempre un campanello d’allarme che non si può trascurare. A prescindere dall’entità e dalla frequenza è quasi sempre un segno inequivocabile di parodontite” aggiunge. Se non adeguatamente trattata, nel suo stadio avanzato, questa malattia è la principale responsabile della perdita dei denti in età adulta.

Le infezioni parodontali vengono trattate con diverse strategie, dalle terapie antibiotiche all’intervento chirurgico. I batteri però si localizzano in zone inaccessibili agli antibiotici, agli antisettici e ai sistemi che di solito vengono impiegati per mantenerli sotto controllo. La buona notizia è che esiste una terapia non invasiva che elimina l’infezione grazie all’uso combinato del microscopio e del laser: “Abbiamo realizzato un protocollo che prevede una terapia non chirurgica ma guidata dalla biologia molecolare in grado di ristabilire un corretto equilibrio ecologico del cavo orale” spiega Martelli e aggiunge: “La terapia è personalizzata per ogni paziente in quanto è legata al risultato di test genetici, microbiologici ed enzimatici il cui risultato guida il clinico nell’elaborazione del piano di cura”.

Funziona così: il microscopio operatorio permette di rimuovere tutti quegli accumuli di tartaro che si depositano tra gengive e denti; il laser, poi, permette di andare a eliminare selettivamente i batteri dannosi per il nostro organismo operando, contemporaneamente, una preziosa azione biostimolante che favorisce, ove possibile, la ricrescita ossea naturale. L’efficacia del metodo è validata da uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista medica European Journal of Clinical Microbiology and Infectious diseases.

Il fumo costituisce un fattore di rischio fondamentale nella parodontite. I fumatori, di fatto, hanno una probabilità circa tre volte maggiore di soffrirne rispetto ai non fumatori: mostrano tasche più profonde, maggiore perdita ossea e pericolo più alto di perdere i denti. La nicotina, inoltre, ha un effetto vasocostrittore che ostacola la rigenerazione dei tessuti; basta una sola sigaretta a ridurre del 40 per cento il flusso sanguigno locale per i 30-50 minuti successivi. È fondamentale, quindi, smettere di fumare per favorire la guarigione dalla parodontite e permettere alla terapia di essere maggiormente efficace.

La parodontite è una patologia localizzata che può avere ripercussioni importanti anche sull’intero organismo; sono molti i distretti del nostro corpo che possono essere influenzati dalla salute della bocca con meccanismi e dinamiche in gran parte ancora da approfondire. Per citarne solo alcuni tra quelli più noti ricordiamo quelli con il diabete e le sindromi metaboliche (dove la relazione è bilaterale), le malattie cardiovascolari, le patologie neurodegenerative (gli anziani con parodontite non trattata e segni di demenza senile hanno un declino cognitivo sette volte più rapido rispetto a quelli che ricevono un livello adeguato di trattamento parodontale). Abbiamo importanti correlazioni anche tra la le patologie polmonari, renali, oculari, otorinolaringoiatriche, osteoporosi, ma la cosa più inquietante è rappresentata dal collegamento con ben 22 forme oncologiche di cui ricordiamo il carcinoma del pancreas (per cui il rischio di insorgenza è doppio nei malati di parodontite) e il carcinoma del colon-retto (che si associa quasi sempre alla presenza nel tratto di intestino interessato del Fusobacterium Nucleatum che è uno dei principali microrganismi causanti la parodontite).

La parodontite è infine collegata anche a problemi di concepimento e infertilità femminile.