Continua la protesta degli autotrasportatori: A1 e A30 bloccate nel Casertano, code chilometriche e scaffali già vuoti nei supermercati.
Caserta – Ci sono mattine in cui il cuore d’Italia smette di battere, strangolato da chilometri di lamiere ferme sotto un cielo di gasolio troppo caro. All’alba di lunedì 19 ottobre l’Autostrada del Sole si è trasformata in un fiume immobile di Tir e automobili, ostaggio della rabbia disperata degli autotrasportatori che da giorni, dalla Campania alla Sicilia, hanno deciso che così non si può più andare avanti.
Tutto è cominciato intorno alle 3 del mattino, quando i camionisti hanno chiuso il nodo tra la A1 Milano-Napoli e la A30 Caserta-Salerno per chi proviene dal capoluogo partenopeo. Nel giro di poche ore la situazione è precipitata: presìdi e blocchi si sono moltiplicati ai caselli di Caserta Sud, Napoli Nord (in territorio di Marcianise) e Maddaloni, con manifestanti anche a Santa Maria Capua Vetere, Capua e Caianello.
Il risultato è una viabilità in ginocchio. Autostrade per l’Italia ha segnalato fino a 6 chilometri di coda sulla A1 verso Roma e 3 chilometri sulla A30 tra Maddaloni e il bivio con l’Autostrada del Sole. Code e rallentamenti anche sulle strade interne, da Maddaloni fino al Salernitano, dove la protesta aveva già toccato Nola e Nocera-Pagani.
La miccia è il prezzo del diesel, schizzato alle stelle. “Oggi siamo arrivati a 2 euro e 30, mentre l’anno scorso di questi tempi costava 1,60”, denunciano i manifestanti, che si sentono “in ginocchio” e con il lavoro ormai in perdita. Un grido che si è saldato con quello degli agricoltori, scesi in piazza con i trattori in mezza Italia.
A pagare il conto, però, sono anche i cittadini. Nei supermercati del Sud i banchi dei prodotti freschi iniziano a svuotarsi, frutta e verdura spariscono dagli scaffali per i mancati rifornimenti. E cresce la preoccupazione per la consegna di farmaci e vaccini, con la filiera del medicinale a rischio ritardi.
Sul fronte politico, la premier Giorgia Meloni si è detta “estremamente solidale con il settore”, mentre il ministro Matteo Salvini ha anticipato a martedì 20 ottobre il tavolo con le associazioni, promettendo di sbloccare i 590 milioni già stanziati. Ma i trasportatori non si fidano: “Un semplice comunicato non può bastare. Se non firma gli impegni, non ci muoviamo”. E il blocco, intanto, rischia di stringere ancora di più la sua morsa.



