Ad Ascoli sei palazzine prigioniere delle impalcature dopo la fuga dell’impresa del Superbonus. Il sindaco Fioravanti: “È una vergogna”.
Ascoli Piceno – Ci sono case che da sogno si trasformano in prigioni, finestre che non si aprono più e balconi su cui è vietato affacciarsi. È l’incubo in cui sono precipitate circa 120 famiglie di via Arrigo Boito, nel quartiere di Porta Cappuccina, a Borgo Solestà, dove sei palazzine restano “incartate” da anni tra teli e ponteggi, ostaggio di un cantiere del Superbonus 110% che non è mai arrivato alla fine. “Murati vivi da 4 anni”, si legge sui cartelli con cui i residenti, esasperati, sono scesi in strada per gridare la loro rabbia.
Doveva essere la grande occasione per riqualificare le loro abitazioni. Un intervento ambizioso, dal costo di circa 14 milioni di euro, che prometteva cappotti termici, nuovi infissi, isolamento delle coperture, abbattimento delle barriere architettoniche e una nuova centrale termica. Poi il sogno si è infranto: l’impresa appaltatrice avrebbe messo tutto in stand by prima ancora che venisse certificato il primo Sal, lo stato di avanzamento lavori, per poi sparire da un giorno all’altro, lasciando i fabbricati blindati dietro una gabbia di impalcature.
Il risultato è uno scenario surreale. Oltre 300 persone, molte delle quali anziane o malate, vivono ormai da anni con balconi inutilizzabili e finestre inchiodate dai ponteggi. “Le persone non possono affacciarsi al balcone, non possono aprire la finestra: c’è un problema anche ambientale e di salute pubblica“, ha denunciato il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, che ha scelto di manifestare in strada al fianco delle famiglie.
“È una vergogna. Oggi denunciamo una situazione paradossale: 120 famiglie che hanno lavorato una vita per comprarsi una casa oggi sono murate dentro le loro abitazioni, solo perché hanno aderito al Superbonus 110“.
A rendere tutto più amaro è l’impotenza delle istituzioni locali. Il Comune ha subito aperto un tavolo di coordinamento con polizia locale, vigili del fuoco e Azienda sanitaria territoriale, e ha informato anche il prefetto. Ma l’Arengo, ammette il primo cittadino, ha le mani legate: “Non abbiamo i poteri per spendere soldi pubblici in uno spazio privato, dove il problema non è causato da eventi atmosferici o da calamità, ma da un’impresa privata”.
Dietro il dramma di via Boito, Fioravanti punta il dito contro una norma che definisce “scritta male e portata avanti in malo modo”. “Questo certifica il fallimento di quella legge: il Superbonus ha creato un’altissima aspettativa in tante persone in tutta Italia, e quelle stesse persone oggi si ritrovano così”. Un caso che non è isolato – cantieri bloccati, imprese fallite o fuggite si sono moltiplicati nella Penisola – e che il sindaco intende ora portare sul tavolo dell’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni, perché a rispondere di quella “finta aspettativa” sia chiamato lo Stato.



