Morto in Questura dopo la fuga, l’autopsia: positivo alla cocaina

Marcello Reito, 41 anni, si è accasciato negli uffici delle Volanti di Catania. Due agenti indagati, i periti chiedono 90 giorni.

Catania – C’è un filo sottile e inquietante che lega una fuga disperata per le strade della città a un uomo che si accascia senza vita tra le mura di un ufficio di polizia. È il mistero della morte di Marcello Reito, 41 anni, deceduto lo scorso 4 ottobre negli uffici delle Volanti della Questura di Catania, nel quartiere di San Giuseppe La Rena. E ora l’autopsia disposta dalla Procura comincia a squarciare il velo su quegli ultimi, convulsi minuti: nel corpo dell’uomo c’era la cocaina.

L’uomo era finito nelle mani degli agenti al termine di un lungo inseguimento per le vie del capoluogo etneo, culminato in via Mascagni. Secondo la ricostruzione del procuratore Francesco Curcio, Reito aveva tentato di sfuggire a un controllo della polizia. Poco dopo, mentre si trovava negli uffici in attesa di essere interrogato, il malore fatale: pochi secondi e il 41enne si è accasciato a terra, senza che i soccorsi riuscissero a strapparlo alla morte.

A fare luce sulle cause del decesso è stata l’autopsia eseguita nell’obitorio del Policlinico di Catania dai professori Cristoforo Pomara, Nunziatella Barbera e Massimiliano Esposito, su disposizione della Procura. Il primo responso è netto: l’uomo era positivo alla cocaina. Sarà ora un ulteriore esame tossicologico a stabilire con precisione la quantità di stupefacente, o dei suoi metaboliti, presente nel sangue.

Ma è un altro dettaglio ad alimentare gli interrogativi degli inquirenti. Nell’esofago della vittima è stata rinvenuta una misteriosa sostanza biancastra: potrebbe trattarsi di amido o formaggio, ma gli investigatori non escludono che possa essere altra cocaina, stavolta ingerita.

L’esame ha rivelato anche un’escoriazione alla gamba sinistra e una frattura al femore destro, ferite che Reito, sotto l’effetto antidolorifico della sostanza, potrebbe non aver nemmeno avvertito. Per i periti, però, resta la pista meno credibile come causa della morte, pur senza escluderla del tutto.

Sul caso la Procura ha aperto un’inchiesta: due agenti presenti al momento dei fatti risultano indagati, un atto dovuto per consentire gli accertamenti. Per il verdetto definitivo, intanto, servirà pazienza: i periti si sono presi 90 giorni per il deposito della loro relazione.