Morte di Angelo Onorato, la vedova non si arrende: no all’archiviazione

Nuova opposizione di Francesca Donato contro la Procura di Palermo. Lo sportello aperto, gli aghi di pino e il Dna ignoto su dodici reperti: ecco cosa non torna.

Palermo – Per la Procura è stato un suicidio, per la sua famiglia è un mistero ancora tutto da risolvere. Francesca Donato, vedova dell’architetto e imprenditore Angelo Onorato, trovato senza vita nella sua auto in via Ugo La Malfa a maggio del 2024, ha presentato una nuova opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dai pm nel procedimento per omicidio a carico di ignoti. Una battaglia che va avanti da oltre due anni e che la donna non ha alcuna intenzione di abbandonare.

A dare battaglia in aula è il suo legale, l’avvocato Vincenzo Lo Re, che non usa mezzi termini: “Riteniamo che aspetti fondamentali della vicenda non siano stati ancora chiariti e che permangano elementi che meritano ulteriori accertamenti”.

Non è la prima volta che la famiglia si oppone. Già il 20 marzo scorso il Gip, accogliendo una precedente opposizione, aveva ordinato nuove indagini: verifiche sui possibili percorsi pedonali nell’area del ritrovamento, sul quadro medico-legale, sulle tracce genetiche e sui rapporti personali ed economici della vittima. Ma i pm, al termine degli accertamenti, sono tornati a chiedere l’archiviazione. E secondo la difesa il lavoro non è stato fatto fino in fondo: “Non tutti gli accertamenti richiesti sono stati eseguiti e altri, a nostro avviso, sono stati condotti in maniera non sufficientemente approfondita”.

Il primo nodo riguarda le telecamere. Per gli inquirenti la zona sarebbe raggiungibile solo attraverso un percorso coperto dalla videosorveglianza. Una tesi che la difesa smonta con le stesse carte della Squadra Mobile: gli occhi elettronici non inquadrano né l’inferriata accanto all’auto né l’accesso a piedi a via Minutilla. Chiunque, insomma, avrebbe potuto arrivare e andarsene senza essere visto.

Poi ci sono i dettagli che, uno dopo l’altro, mal si conciliano con l’ipotesi del gesto estremo. Lo sportello posteriore destro dell’auto risulta aperto alle 11.07 e mai più richiuso. Sui tappetini posteriori sono stati trovati degli aghi di pino, la cintura di sicurezza era in una posizione anomala e sulla fascetta non c’era alcuna impronta. E proprio alle 11.07, al telefono con un dipendente, Onorato aveva detto di trovarsi “con persone“.

All’opposizione è allegata anche la relazione della genetista di parte Elena Carra, che segnala tracce di Dna di uno o più soggetti non identificati su dodici reperti e chiede ulteriori approfondimenti.

“Il nostro obiettivo è che venga fatta piena luce sulla morte di Angelo Onorato“, conclude Lo Re. “Le questioni ancora irrisolte impongono, a nostro giudizio, di proseguire le indagini prima di arrivare a una definitiva archiviazione”. Ora la parola passa di nuovo al Gip, chiamato a decidere se chiudere per sempre il caso o se dare ancora una possibilità a una famiglia che chiede soltanto la verità.