Dall’acquisto da parte del gruppo privato Lifenet, i reparti sono perlopiù affidati ai “gettonisti”. Dal 1° novembre stop alla sala parto.
Erba (Como) – C’è un ospedale che si sta spegnendo in silenzio, reparto dopo reparto. È il grido d’allarme lanciato dai rappresentanti sindacali dei medici dell’ospedale di Erba, l’ex Fatebenefratelli passato nel giugno 2024 al gruppo privato Lifenet, oggi controllato dal colosso assicurativo Reale Group. In un comunicato durissimo i camici bianchi denunciano una “deriva” che rischia di cancellare la natura stessa del presidio, a partire dalla chiusura del punto nascita fissata per il prossimo 1° novembre.
Secondo i sindacati, in due anni le scelte della Direzione hanno portato allo smantellamento del nucleo storico dei medici dipendenti, da sempre radicati nel territorio. La maggior parte di loro ha preferito trasferirsi nelle strutture pubbliche, lasciando il posto a una galassia di liberi professionisti e “gettonisti“ su turni variabili, “spesso sconosciuti alla popolazione e privi di continuità assistenziale”. Una precarizzazione che, denunciano i medici, ha abbassato la qualità dell’assistenza.
Il colpo più pesante è la chiusura del punto nascita: l’attività di Ostetricia con sala parto cesserà il 1° novembre. La Direzione dell’ospedale lega la decisione ai numeri: sotto i 500 parti l’anno, spiegano i vertici, la sicurezza per mamme e neonati non è più garantita, e una deroga di Regione Lombardia è difficile perché Lecco, Como e San Fermo sono facilmente raggiungibili. I sindacati ribattono che la Direzione ha persino rinunciato a chiederla, quella deroga.

A cascata, avvertono i medici, sparirà anche il servizio notturno del Pronto Soccorso Pediatrico, attivo h24. In Ortopedia l’organico è talmente ridotto da non garantire più la pronta disponibilità notturna, lasciando scoperto il DEA. Sottodimensionati pure Laboratorio Analisi e Centro Trasfusionale.
Parliamo di un presidio strategico per il triangolo lariano: un bacino di 28 Comuni e oltre 70.000 abitanti, molti in zone montane disagiate. I medici puntano il dito contro il silenzio di Regione Lombardia e ATS Insubria e chiedono di fermare “la trasformazione silenziosa dell’ospedale in una clinica privata orientata solo al profitto”. Un affondo che arriva fino a Reale Group, che dell’80% di Lifenet è il socio di maggioranza. “La salute dei cittadini – è l’appello – non può essere sacrificata a logiche di puro bilancio”.



