Nell’elenco i nomi di alcuni studenti. La condanna del preside dell’istituto Righi: “Un’azione abominevole”.
Roma – Un pennarello, una parete e una “lista stupri”. Sotto, i nomi di alcuni studenti. Accanto, tracciata con lo stesso inchiostro, una svastica. È la scena choc comparsa nei bagni della sede succursale di via Boncompagni del liceo Righi, uno degli istituti storici della Capitale, a due passi dalla Dolce Vita di via Veneto. Un episodio che riapre una ferita mai rimarginata nelle scuole romane, a meno di un anno dal caso del Giulio Cesare.
La scritta sarebbe apparsa il 16 ottobre, durante un aperitivo della lista studentesca Delta. Ma è stato solo domenica 25 ottobre che il caso è esploso, quando il Collettivo Ludus Righi ha deciso di rompere il silenzio pubblicando la foto su Instagram. Nell’elenco i nomi di ragazzi che frequentano o hanno frequentato l’istituto.
La lista è stata prontamente cancellata, ma per gli studenti la vernice non basta: “Un muro si può ripulire, al contrario della cultura che la genera che non scompare con un po’ di vernice”, scrivono i ragazzi del collettivo. E ancora: “Condanniamo ferocemente quanto accaduto e ci troviamo increduli davanti a tanta violenza proveniente dai nostri coetanei. È un gesto inaccettabile ma è anche il frutto di una mentalità patriarcale profondamente radicata nella nostra società“.
Parole durissime anche dalla stessa lista Delta: “Evocare la violenza sessuale per intimidire, minacciare o deridere non è una semplice provocazione: significa normalizzare la sopraffazione”.
Netta la presa di posizione del preside, Giovanni Cogliandro: “È un’azione abominevole. Nel nostro liceo cerchiamo di focalizzarci sulla prevenzione attiva della violenza, anche solo verbale, e lo facciamo da anni. Ci sono residui di patriarcato, è indubbio, e anche questa idea di poter scherzare sullo stupro lo dimostra”. E avverte: “Non ci deve essere paura, ma non bisogna sminuire”. Secondo RomaToday, intanto, un genitore starebbe valutando la denuncia.
Un copione che a Roma, purtroppo, si ripete. Al liceo Giulio Cesare, nel novembre 2025, erano comparsi su un muro i nomi e i cognomi di otto ragazze e un ragazzo. Poche settimane dopo, alla fine dell’occupazione, una seconda lista con i nomi di due docenti. Poi era toccato al liceo Farnesina, e quei casi sono finiti anche in Procura. Ora il Righi. E la domanda resta sempre la stessa: quante altre scritte serviranno prima che qualcuno smetta di chiamarle “goliardate”?



