La politica se ne frega delle botteghe

I mestieri in via d’estinzione sono sempre di più e trovare un artigiano è un’impresa impossibile. Le istituzioni fingono di non vedere, come sempre.

Nell’era ipertecnologica in cui siamo immersi da mane a sera, illudendoci di toccare il cielo con un dito, stanno scomparendo i mestieri di una volta. Come i piccoli artigiani che lavoravano in minuscoli laboratori che si affacciavano sulle stradine dei centri storici.

Gli oggetti prodotti erano il frutto di un sapiente lavoro manuale e non di grandi strumenti industriali. Hanno custodito per decenni la tradizione locale, l’insieme delle conoscenze tecniche, pratiche, operative ed esperienze necessarie per svolgere attività ormai dimenticate.

Le botteghe artigiane sono state il fulcro del Made in Italy, quello più autentico di cui, spesso, ci si riempie la bocca cianciando a vanvera. I loro beni venivano esposti in una vetrina che dava sulla strada e l’acquirente dialogava direttamente col produttore, senza intermediari di sorta. In passato sono state luoghi di apprendimento in quanto veniva insegnato il mestiere agli apprendisti, i “ragazzi di bottega”.

Negli ultimi anni stanno scomparendo come i dinosauri. Secondo l’Ufficio Studi della CGIA, l’associazione degli artigiani e piccole imprese, la loro dipartita è dovuta a vari fattori: una concorrenza sempre più spietata, costi in continuo aumento e le esigenze dei consumatori in mutamento drastico.

Nel 2008 c’erano quasi 1,5 milioni di botteghe in attività, oggi sono 1,22 milioni. Numeri che da soli testimoniano in quali condizioni si sia ridotto il settore. In pratica 1 artigiano su 4 è desaparecido! I mestieri che si sono polverizzati sono: muratori, idraulici, fabbri, elettricisti e serramentisti. E’ difficile trovarne uno libero, nemmeno a peso d’oro. Altro che laurea o master.

Forse i giovani dovrebbero pensare bene prima di intraprendere un percorso di studio che, a volte, porta alla disoccupazione! Sarebbe il caso di imparare un mestiere come quelli di una volta tanto, algoritmo o robot, saranno lavori sempre necessari e utili.

I giovani non vogliono sentirne del lavoro di bottega

Ci sono, comunque, settori che stanno reggendo ancora bene. Ad esempio parrucchieri, estetiste, tatuatori, web marketer, videomaker, esperti di social media e la ristorazione da asporto. Il calo del numero di attività artigianali ha riguardato, più o meno, tutto il territorio nazionale. Ha retto un po’ meglio il Mezzogiorno. Particolarmente colpite sono le grandi città, dove le presenze si contano sulle dita di una mano.

Come ha sottolineato la CGIA, con la morte di una bottega, muore la tutela di una certa socialità, la salvaguardia delle competenze e l’identità del quartiere. Non è che i paesi di provincia o i borghi se la passano meglio, tutt’altro. In questi casi il fenomeno dipende dal processo di spopolamento che queste aree stanno patendo ormai da decenni.

Senza dubbio la grande distribuzione, l’e-commerce, i consumatori che preferiscono perdersi nei grandi centri commerciali hanno giocato un ruolo fondamentale sul funerale della piccola bottega. Così come decisivi si sono rivelati gli affitti dei negozi, tasse e contributi vari che opprimono l’attività.

A dare l’estrema unzione al fenomeno sono le crescenti difficoltà di accesso al credito. I prestiti per le botteghe artigiane sono diminuiti, rispetto al 2019 del 39,3%, secondo i dati diffusi da Confartigianato, l’associazione di categoria.

Oltre alle cause del fenomeno stride la passività della politica che non offre nessuna soluzione a un decadimento che non è solo economico ma culturale e sociale.