Istat, il caro prezzi erode il risparmio delle famiglie

Nel secondo trimestre 2026 consumi in crescita più rapida del reddito, potere d’acquisto in calo e carico fiscale ai massimi.

Gli italiani spendono di più, ma non perché se lo possano permettere: a pesare sono i listini. È il quadro che emerge dal nuovo rapporto Istat su reddito e risparmio delle famiglie, relativo ai mesi da aprile a giugno 2026, in cui la quota di reddito accantonata si restringe mentre le tasse continuano a salire.

Il reddito disponibile è cresciuto dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e del 2,5% su base annua. I consumi, però, sono avanzati molto più velocemente: +1,7% sul trimestre e +4% sull’anno. Per l’Istituto, l’aumento del reddito è stato inferiore a quello della spesa finale, segno che buona parte dei maggiori esborsi è assorbita dall’inflazione e non da un reale incremento degli acquisti.

Ne discende un risparmio più magro. La propensione al risparmio si ferma al 6,7%, in calo di 1,2 punti rispetto al primo trimestre e di 1,4 punti rispetto allo stesso periodo del 2025. Tradotto: su mille euro lordi di reddito, un anno fa se ne mettevano da parte 81, oggi 67. Si tratta di una media nazionale, dunque l’effetto reale varia da nucleo a nucleo.

Anche il potere d’acquisto arretra: -0,9% sul trimestre e -0,4% sull’anno. Dopo la lenta risalita seguita allo shock pandemico e il picco di metà 2025, l’indicatore ha ripreso a calare, e il quadro potrebbe peggiorare con gli effetti, ancora da misurare, del rincaro di bollette e carburanti nei mesi estivi e autunnali.

Sul fronte fiscale, la pressione sale al 43,5%: mezzo punto in più rispetto a inizio anno e +0,4 sul secondo trimestre 2025. Era già ai massimi da un decennio nel 2025, al 42,9%.