Alessandro Milito ripercorre la storia delle discriminazioni e le contraddizioni delle politiche migratorie.
Lecce – L’Italia e l’Europa affrontano quotidianamente l’impatto di flussi migratori epocali, eppure il dibattito pubblico appare paralizzato tra gli slogan della sicurezza dei confini e l’accoglienza incondizionata. Per fare chiarezza su uno dei temi più divisivi della contemporaneità, I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno presenta “Immigrazioni e Razzismo: Scontri e indignazione nell’era della globalizzazione”, il nuovo saggio a firma di Alessandro Milito. L’opera si propone di superare la superficialità mediatica affrontando il fenomeno nella sua interezza.
Milito conduce un’accurata ricostruzione che esplora le origini storiche delle discriminazioni, dal proto-razzismo degli antichi imperi al darwinismo sociale, fino all’eugenetica e alle tragiche derive segregazioniste del Novecento. Questa solida impalcatura storica serve all’autore per analizzare le complesse dinamiche odierne: le tragedie nel Mediterraneo, il ruolo discusso delle ONG, le politiche europee inadeguate e le ipocrisie celate dietro gli accordi con Paesi terzi, come la Libia.
“La difesa della razza viene sostituita dalla difesa delle proprie caratteristiche culturali, ritenute incompatibili con le altre.”
Questa l’osservazione di Milito affrontando il passaggio dal razzismo biologico alla moderna discriminazione culturale. L’autore interroga direttamente le coscienze: l’italiano moderno, un tempo discriminato come “bruno” ed emarginato a Ellis Island, è divenuto intimamente razzista o è piuttosto un cittadino spaventato dall’erosione del welfare e dalle incertezze della globalizzazione?
Il libro evidenzia come l’immigrazione, se gestita in un quadro di reale interazione e non di mera tolleranza, rappresenti un fattore vitale per società in forte declino demografico. Ciononostante, Milito lancia un forte monito contro le strumentalizzazioni della politica, denunciando i pericoli del “politicamente corretto” che anestetizza il dibattito senza fornire risposte a chi vive le periferie marginalizzate.
Dall’introduzione al volume :
“L’Italia, così come altri Paesi occidentali, è interessata da continui e innumerevoli flussi migratori che mettono a dura prova la società e le istituzioni. Queste ultime si trovano a dover fronteggiare un evento di vasta portata, ancora troppo sconosciuto e complicato. Alcune fazioni politiche, sia da un lato che dall’altro, utilizzerebbero tali situazioni per il proprio tornaconto e per sostenere le proprie ideologie. Chi crea allarmismo e chiede maggiori controlli viene accusato di insensibilità e razzismo. Chi sostiene l’aiuto e la solidarietà nei confronti dei richiedenti asilo e delle migliaia di fuggitivi vorrebbe essere visto come il salvatore dei diritti dell’umanità e il promotore della tolleranza e della solidarietà. La realtà, come vedremo, risulta un tantino diversa… La globalizzazione ha diviso il mondo in due parti ovvero il “centro”, nel quale vengono inclusi tutti i Paesi ricchi e benestanti coincidenti quasi sempre con l’Occidente o il nord del globo, e la “periferia” nella quale si annoverano le regioni più arretrate del pianeta, ovvero il sud. La globalizzazione dovrebbe essere un processo che abbatte spazio e tempo ed elimina i confini tradizionalmente intesi. In poche parole omologa attraverso il mercato e i contatti tra le genti. Trattasi tuttavia di una omologazione fittizia.”
Info al volume nella sezione blog del sito della casa editrice i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno.



