Il Sud blocca le strade contro il caro-gasolio: “Ci sentiamo invisibili”

Agricoltori e camionisti in rivolta dalla Sicilia alla Puglia, distributori a secco. Il governo convoca un tavolo per il 27 ottobre.

Cosenza – Trattori in fila sulle statali, Tir parcheggiati ai bordi delle carreggiate, pompe di benzina rimaste a secco. Il Sud è in rivolta contro il caro carburante e la protesta, partita a fine settembre tra Sicilia e Calabria, si allarga giorno dopo giorno fino a toccare Puglia, Basilicata, Campania e Molise. In prima linea ci sono agricoltori e autotrasportatori, schiacciati da un gasolio che dall’inizio della guerra in Iran è salito di oltre 50 centesimi al litro. “Quello che ci avvilisce è assistere alla scarsa partecipazione dei nostri concittadini, allo scarso interesse dei mass media nazionali. Ci sentiamo invisibili”, è lo sfogo di Anna Schettino, portavoce del comitato degli agricoltori di Cassano, Castrovillari, Firmo e Cerchiara.

Sono giorni che i coltivatori della Sibaritide presidiano il quadrivio “Bianchino” di Castrovillari, a due passi dallo svincolo A2 di Firmo-Sibari. E da oggi in Calabria si sono aggiunti i camionisti di Fedralog: una quindicina di presidi fino al 20 ottobre, dall’aeroporto di Lamezia Terme al porto di Gioia Tauro, con i mezzi pesanti schierati ai lati delle strade sotto gli occhi delle forze dell’ordine. In Sicilia il Comitato trasporto siciliano di Salvatore Bella ha proclamato un fermo di cinque giorni: Tir chiusi nei piazzali e merci lasciate sulle navi nei porti, con perdite stimate tra 700 e 900 euro al giorno per ogni camion fermo.

Il fronte più caldo è quello della Puglia. Nel Foggiano caselli, statali e aree di servizio sono presidiati notte e giorno, tra Poggio Imperiale, Cerignola e la statale 16. Dal Gargano gli olivicoltori hanno macinato 50 chilometri in trattore per raggiungere l’A14. Non sono mancati momenti di tensione: un Tir colpito da sassi lanciati da un cavalcavia, gomme forate a un camionista che non voleva fermarsi. “Quando muore l’agricoltura, muore un pezzo del nostro territorio”, è il grido di Michele Cannarozzi, agricoltore di Carpino.

Il presidio degli agricoltori di Castrovillari. Foto Facebook/Anna Schettino

Intanto scatta l’emergenza carburante: complice lo sciopero alla raffineria di Taranto, nel Foggiano quasi tutti i distributori sono a secco, mentre a Cosenza e Catanzaro la maggior parte delle pompe ha finito benzina e diesel. In Campania i Tir presidiano i caselli di Nola, Caianello e Caserta Sud, in Basilicata un centinaio di camion bloccano il traffico pesante sulla statale 106 jonica.

Le conseguenze della protesta degli autotrasportatori: scaffali vuoti in molti supermercati del Sud Italia. Foto Facebook

I manifestanti chiedono interventi fiscali sul gasolio agricolo, un tetto al prezzo del carburante e lo sblocco dei 440 milioni promessi a maggio all’autotrasporto e mai arrivati. “Sono proteste spontanee, ci si muove nell’ambito della disperazione degli imprenditori”, avverte Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto, che minaccia un fermo nazionale: “Si bloccherà il Paese”. Il governo ha convocato le associazioni al ministero dei Trasporti per il 27 ottobre.

Ma per chi presidia le strade da settimane è un’attesa lunghissima. Perché quando il gasolio si mangia il raccolto, il conto non resta nei campi del Sud: arriva fino al carrello della spesa di tutta Italia.