La Corte d’appello accoglie le eccezioni delle difese: fascicoli incompleti e rescritto segreto invalidano il procedimento.
Città del Vaticano – Il processo vaticano sulla compravendita dell’immobile di lusso a Londra riparte da zero. Con un’ordinanza depositata il 17 marzo, la Corte d’appello d’Oltretevere ha disposto la rinnovazione dell’intero dibattimento, accogliendo le eccezioni sollevate dalla difesa degli imputati. Le condanne di primo grado, a partire da quella del cardinale Giovanni Angelo Becciu, cinque anni e sei mesi per peculato e truffa, rimangono formalmente in vigore e mantengono i propri effetti.
La Corte ha però disposto la rinnovazione del dibattimento, il che significa che alcune fasi del processo – dall’ascolto dei testimoni alla valutazione delle prove – dovranno ripetersi davanti alla stessa Corte d’appello. L’esito finale resta quindi aperto.
A determinare la svolta sono stati due vizi ritenuti insanabili dai giudici. Il primo riguardail comportamento dell’allora promotore di giustizia Alessandro Diddi, che nel corso del primo giudizio aveva depositato il fascicolo istruttorio in forma parziale, con numerosi passaggi coperti da omissis, compromettendo il diritto di difesa degli imputati. Il secondo attiene a un rescritto papale del 2 luglio 2019, rimasto segreto fino all’apertura del processo e mai pubblicato ufficialmente: alcuni atti istruttori fondati su quel documento sono stati dichiarati illegittimi.
Diddi, nel frattempo, si era già chiamato fuori dal processo d’appello con una dichiarazione di astensione. Sullo sfondo, le chat tra Genoveffa Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui, richiamate dalle difese nel dibattito e già note per i riferimenti al testimone monsignor Alberto Perlasca.
Tra i coimputati del cardinale Angelo Becciu figura il finanziere Raffaele Mincione, protagonista della vicenda legata all’acquisto del palazzo di Sloane Avenue, nel quartiere londinese di Chelsea. Mincione gestiva il fondo Athena Capital, attraverso il quale la Segreteria di Stato vaticana investì circa 200 milioni di euro, pari a una quota rilevante delle proprie disponibilità, per l’acquisizione di partecipazioni nell’immobile di lusso.
In primo grado, il tribunale vaticano lo ha condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione, oltre a una multa di 8mila euro e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, per i reati di peculato, autoriciclaggio e corruzione tra privati. Parallelamente, il finanziere ha avviato un contenzioso civile davanti all’Alta Corte di Londra, chiedendo il riconoscimento della correttezza del proprio operato nell’ambito dell’operazione.
Nel febbraio 2025, la Commercial Court ha respinto le accuse più gravi avanzate dalla Santa Sede, tra cui quelle di frode e cospirazione, rilevando tuttavia criticità sotto il profilo della trasparenza e della comunicazione nei rapporti con la controparte. Una decisione articolata, che ha avuto riflessi anche sul procedimento vaticano, incidendo sul quadro complessivo valutato in sede di appello presso la giustizia d’Oltretevere.
La decisione della Corte d’appello di disporre la rinnovazione del dibattimento riguarda l’intero procedimento e coinvolge tutti gli imputati. Anche per il finanziere Raffaele Mincione, dunque, il processo riparte nelle forme stabilite dai giudici, con la ripetizione delle principali fasi istruttorie davanti alla Corte.
Ora l’ufficio del promotore di giustizia ha tempo fino al 30 aprile 2026 per depositare in cancelleria tutti gli atti nella loro versione integrale. Le parti potranno esaminare i documenti e preparare le prove fino al 15 giugno. La prima udienza del nuovo dibattimento è fissata per il 22 giugno.
Una vicenda che pesa anche oltre l’aula di tribunale: fu proprio a causa del procedimento in corso che Becciu rinunciò a partecipare al Conclave, su richiesta dello stesso Papa Francesco.
“Obbedisco, per il bene della Chiesa – aveva dichiarato il cardinale – ma resto convinto della mia innocenza.”