Giovanna Bifulco, la battaglia non si ferma: depositata una nuova denuncia

La famiglia contesta le conclusioni sulle cause della morte e chiede un ulteriore esame giudiziario.

Napoli – A ventidue anni dalla morte di Giovanna Bifulco, la sua famiglia torna a chiedere giustizia attraverso un nuovo atto giudiziario. La donna, originaria delle comunità di San Giuseppe Vesuviano e Terzigno, morì il 3 febbraio 2004 a quarant’anni, presso la Clinica Santa Lucia per una grave infezione generalizzata. Da allora i parenti, assistiti dallo Studio Associati Maior, non hanno mai smesso di chiedere l’accertamento della verità su quanto accaduto nei giorni precedenti al decesso.

Secondo la ricostruzione fornita dalla difesa, nei giorni che precedettero la morte, Giovanna manifestò sintomi gravi, tra cui forti disturbi gastrici e una respirazione sempre più compromessa. Pur in presenza di ripetuti contatti con le strutture sanitarie del territorio, non venne mai effettuata una visita medica a domicilio: le terapie furono prescritte a distanza e, secondo i legali, non bastarono ad arrestare il peggioramento delle condizioni della paziente. L’esame autoptico, ricostruiscono gli avvocati, avrebbe mostrato che già ventiquattro ore prima della morte il quadro clinico della donna fosse seriamente compromesso, nonostante in quelle stesse ore i medici avessero continuato a prescrivere farmaci a dosaggi elevati senza una diagnosi diretta.

Gli avvocati Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino e Filippo Castaldo, insieme al medico legale Marcello Lorello, hanno condotto una revisione completa di tutti i gradi di giudizio celebrati finora, rilevando quelle che definiscono gravi contraddizioni nelle consulenze tecniche d’ufficio disposte all’epoca. Le vecchie perizie, secondo gli avvocati, avevano attribuito la morte a un evento improvviso e imprevedibile, una conclusione che i legali ritengono smentita dai dati emersi dall’autopsia. Sulla base di questi elementi, lo studio ha depositato una nuova denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Nola, chiedendo formalmente la riapertura delle indagini.

A rendere ancora più rilevante la vicenda è arrivata nei giorni scorsi una comunicazione della Presidenza della Repubblica: gli uffici del Quirinale, per il tramite del magistrato Carmelo Barbieri, hanno fatto pervenire ai familiari una nota nella quale viene espressa vicinanza umana per la vicenda, pur ribadendo che il Capo dello Stato non può intervenire nell’attività autonoma della magistratura. Un gesto che la famiglia ha accolto con apprezzamento, anche se i legali sottolineano che ora serve una risposta definitiva sul piano giudiziario.

“Continueremo la nostra azione legale – fanno sapere dallo studio legale – finché ogni dubbio non sarà chiarito nelle sedi opportune”.