In larga parte si tratta di giovani maschi suicidi fra i 15 ed i 29 anni. Questa terribile tipologia di decessi occupa il terzo posto dopo sinistri stradali e tumori.
Ogni anno, per il 10 settembre, si celebra la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Lo scopo è di portare all’attenzione dell’opinione pubblica un fenomeno devastante, su cui si può intervenire prima dell’atto fatale. I numeri sono allarmanti: 10 persone ogni giorno decidono di recidere l’esile filo che li tiene in vita.
Sono in maggioranza maschi e giovani tra i 15 e 29 anni, per i quali costituisce la terza causa di morte. La ratio della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio è stata espressa già dal titolo dato all’evento: “Cambiare la narrazione del suicidio” per superare l’oblio che cala sul fenomeno e fornire strumenti utili di supporto e prevenzione.
Si resta allibiti di fronte ai dati. Tra i giovani il suicidio viene dopo gli incidenti stradali e i tumori, per i maschi è la seconda causa di morte. Si è incrementato il numero di coloro che manifestano angoscia e patimento al punto di rivolgersi ad associazioni di volontariato come Telefono Amico Italia, che offre a chiunque si trovi in stato di crisi o emergenza emozionale, in qualunque momento e in modo completamente gratuito, la possibilità di trovare una persona disposta all’ascolto e al dialogo.
Ovviamente per favorire il benessere personale e la salute sociale. Ogni anno le richieste di aiuto crescono. Fino a giugno di quest’anno sono state più di 4.200 le chiamate di soccorso, con una crescita del 24% rispetto al 2025 che, a sua volta, aveva registrato un rialzo dell’8% nei confronti del 2024.
Come una cavalcata che aumenta la sua andatura e non si riesce a fermare. Un altro aspetto del fenomeno è rappresentato dai suicidi non portati a termine, cioè tentati ma non realizzati. Ed è in questa fase che si deve intervenire per prevenire e offrire supporto al giovane aspirante tale e ai genitori che ne vengono travolti. Bisogna saper cogliere alcuni segnali.
Durante l’infanzia accade di rado tuttavia i pensieri autolesionisti sono frequenti e manifestano una vulnerabilità da non considerare con superficialità. A quell’età, a volte, certi gesti vengono compiuti per richiamare attenzione su sé stessi, non come una vera volontà di eliminarsi. Sono comunque indici che qualcosa non va per il verso giusto.
Secondo la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA), associazione scientifica per la prevenzione, diagnosi e cura delle patologie neurologiche e della salute mentale dell’infanzia, la prevenzione rappresenta la conditio sine qua non per ostacolare pensieri ostili alla propria vita. Inoltre i motivi che portano alla scelta estrema sono vari e tanti, una combinazione di biologia, emozioni, relazioni e ambiente.

E’ necessario diffondere la salute neuropsichiatrica dalla nascita, affinché vengano dati ai genitori strumenti per interpretare i segnali di allarme. Bisogna intervenire prima che la sofferenza possa trasformarsi in emergenza.
E’ un fenomeno che, purtroppo, non conosce confini. In Europa 1 bambino su 5 mette in atto tentativi suicidari. E’ noto che l’adolescenza è un periodo molto complesso. E’ proprio in questa fase di trasformazioni biologiche, emotive e relazionali che i tentativi di farla finita s’impennano.
Le cause principali sono: depressione, autolesionismo non suicidario, precedenti tentativi di suicidio, bullismo e cyberbullismo, consumo di sostanze, conflitti familiari, isolamento sociale e difficoltà nelle relazioni con i coetanei.
La famiglia, la scuola, il gruppo amicale recitano un ruolo fondamentale. Puntare sulla salute neuropsichiatrica è un investimento per il futuro. I giovani di oggi saranno gli adulti di domani e il loro benessere è un beneficio per l’intera comunità.


