Famiglia intossicata dal monossido, morta anche la bimba di 7 mesi

Strage silenziosa nel Parmense: per scaldare la camera da letto la famiglia aveva acceso una stufa a legna. Salvi il fratello e gli zii.

Parma – Ha lottato per 5 giorni, aggrappata a un filo sottilissimo, mentre attorno a lei il mondo era già crollato. Questa mattina anche quel filo si è spezzato. Non ce l’ha fatta la bimba di appena 7 mesi rimasta intossicata dal monossido di carbonio nella casa di campagna di Bocca d’Enza, frazione di Sorbolo Mezzani, dove nella notte tra giovedì 29 e venerdì 30 ottobre erano morti il suo papà e la sua mamma. Un nemico invisibile, senza odore e senza colore, che si è portato via un’intera famiglia nel sonno.

La piccola era ricoverata in terapia intensiva pediatrica all’ospedale Maggiore di Parma. Dopo un primo passaggio all’ospedale di Fidenza, i medici l’avevano sottoposta a una serie di trattamenti in camera iperbarica, nel tentativo disperato di ripulirle il sangue dal gas. Tutto inutile: le sue condizioni, disperate fin dal primo momento, sono precipitate fino al decesso.

La famiglia, originaria del Senegal, viveva nel Parmense da diversi anni e si era trasferita da poco nel casolare di via Bocca d’Enza. Una casa nuova, il calore da trovare nelle prime notti fredde d’autunno. Ed è proprio lì che si nasconde la trappola: per riscaldare la camera da letto, dove la neonata dormiva accanto ai genitori, sarebbe stata accesa una stufa a legna. Le esalazioni hanno saturato la stanza, senza lasciare scampo al papà di 35 anni, alla mamma di 32 e ora anche alla loro bambina.

In un’altra stanza dello stesso casolare dormivano il fratello maggiore della piccola e due zii, i fratelli del padre. Sono stati loro, anch’essi intossicati, a lanciare l’allarme. Per la coppia, però, i soccorritori del 118 non hanno potuto fare nulla. I tre sopravvissuti, ricoverati e tenuti in osservazione, non sono gravi e sono già stati dimessi.

Sull’accaduto indagano i carabinieri, chiamati a chiarire se la stufa fosse difettosa o usata in modo improprio in un ambiente chiuso. Intanto la comunità di Sorbolo Mezzani si stringe attorno a quel ragazzo rimasto senza mamma, senza papà e senza la sorellina.