La Corte d’Appello non fa sconti a Giandavide De Pau, che nel 2022 massacrò tre prostitute. Due delitti furono ripresi col telefonino.
Roma – Nessuno sconto, nessuna attenuante. I giudici della Corte di Assise di Appello di Roma hanno confermato l’ergastolo, con tre anni di isolamento diurno, per Giandavide De Pau, l’uomo che in una sola mattina di follia omicida, il 17 novembre del 2022, trasformò il tranquillo quartiere Prati in un mattatoio, massacrando a coltellate tre donne indifese.
Le vittime di quella carneficina erano tre donne che vendevano il proprio corpo per pochi euro. Due giovani cittadine cinesi, Li Yanrong e Yang Jun Xiu, vennero sgozzate nell’appartamento al primo piano di via Riboty, a due passi dal tribunale di piazzale Clodio. Poche centinaia di metri più in là, nel seminterrato di via Durazzo, l’assassino raggiunse e uccise la 65enne colombiana Marta Lucia Castano Torres. Tutto consumato in meno di un’ora.
C’è un dettaglio che ancora oggi fa gelare il sangue: De Pau filmò con il proprio telefonino il duplice delitto delle due donne cinesi. Due video, uno di 14 minuti e l’altro di ben 42, che gli inquirenti hanno definito “incontrovertibili e raccapriccianti“. Immagini che hanno inchiodato il killer e consolidato l’accusa più pesante: la premeditazione.
I giudici d’appello, dopo oltre tre ore di camera di consiglio, hanno ribadito la sentenza di primo grado emessa il 20 novembre del 2025, riconoscendo le aggravanti dei futili motivi, della premeditazione e della crudeltà. A nulla è servita la strategia della difesa, che aveva tentato di attribuire il massacro all’effetto di alcol, droga e psicofarmaci: la perizia psichiatrica ha stabilito senza ombra di dubbio che l’uomo era capace di intendere e di volere, lucido e consapevole, al momento dei fatti.
“Siamo di fronte a un serial killer“, ha tuonato il procuratore generale durante le repliche in aula questa mattina. “Sulla premeditazione abbiamo elementi evidenti. L’imputato aveva annunciato di voler compiere un gesto eclatante; è uscito di casa con un coltello per compiere quella carneficina. Tutta l’azione è stata pianificata”.

Un passato oscuro, quello di De Pau, che è stato autista del boss Michele Senese, volto noto della malavita romana, e che si trascina numerosi precedenti. Oggi, per la prima volta dall’inizio del processo, si è presentato in aula. Ad attenderlo c’è la cella del carcere di Rebibbia, dove è rinchiuso. La difesa, però, non si arrende e ha già annunciato il ricorso in Cassazione: “Le sentenze si rispettano, si leggono e poi si decide”, ha commentato l’avvocato Alessandro De Federicis.



