Dalla scomparsa alle competenze segrete in guerra elettronica, fino alla condanna dello Stato per le omissioni istituzionali: la storia di un esperto militare svanito nel nulla.
Velletri – Era il 12 settembre 1990 quando, a Velletri, svaniva nel nulla Davide Cervia, ex sottufficiale della Marina Militare e massimo esperto in guerra elettronica e armamenti tecnologici. A distanza di decenni, la sua scomparsa rimane uno dei casi più complessi, oscuri e dolorosi della storia repubblicana italiana, segnato da piste internazionali, presunti depistaggi e una straordinaria battaglia legale condotta senza sosta dalla moglie Marisa Gentile e dai figli.
Nato a Sanremo nel 1959 e diplomatosi come perito elettronico, Cervia si era arruolato nel 1978 come volontario, entrando nella Marina Militare come sottufficiale addetto agli armamenti tecnologici della fregata missilistica Maestrale. Nel 1980 aveva frequentato un corso di specializzazione che lo aveva reso un esperto in guerra elettronica con la qualifica ELT/ETE/GE. A causa di tali competenze, la NATO gli aveva imposto il NOS (Nulla Osta di Sicurezza) e il vincolo della massima segretezza: nessuno, al di fuori dell’ambiente militare, doveva essere a conoscenza della sua specializzazione. Congedatosi nel 1984 con il grado di sergente, Cervia si era trasferito a Velletri con la moglie Marisa e i due figli, costruendo una vita apparentemente tranquilla.

Il giorno della scomparsa, le circostanze apparvero subito torbide. Mentre gli inquirenti avanzarono fin da subito l’ipotesi di un allontanamento volontario, due testimoni oculari smentirono categoricamente questa ricostruzione. Un vicino di casa, Mario Cavagnero, raccontò di aver sentito Cervia chiamare aiuto per tre volte e di averlo visto mentre veniva picchiato, narcotizzato e caricato a forza su un’auto verde da alcuni uomini. Un autista del Cotral, Alfio Greco, riferì invece di aver visto all’incrocio tra la via Appia e via Colle dei Marmi una Golf bianca – guidata da un giovane con i baffi – tagliargli la strada, tallonata da un’altra Golf verde con a bordo tre persone, tra cui riconobbe proprio Davide Cervia.
Con il passare dei mesi, il quadro si tinse di sfumature internazionali. Nel gennaio del 1991, il nome di Cervia comparve nella lista passeggeri di un volo Parigi-Il Cairo della Air France, con un biglietto acquistato dal Ministero degli Esteri francese. Molteplici indagini e rapporti riservati, tra cui uno del Sismi del 1994, collegarono il rapimento a interessi commerciali e militari legati alla sua altissima professionalità, tirando in ballo Paesi come Iraq, Iran, Libia e Arabia Saudita.
Nel marzo del 1991, la Volkswagen Golf di Cervia fu ritrovata nei pressi della stazione Termini a Roma a seguito di una segnalazione anonima. Le modalità di recupero e le indagini furono tuttavia caratterizzate da gravi negligenze e omissioni. La stessa Marina Militare consegnò nel corso del tempo diversi fogli matricolari incompleti o inesatti, omettendo la qualifica di esperto in guerra elettronica che avrebbe spiegato le ragioni di un possibile sequestro mirato.
Nel corso degli anni, nonostante l’archiviazione del caso nel 2000 come sequestro di persona a opera di ignoti, la famiglia non ha mai smesso di lottare. La svolta giudiziaria è arrivata nel gennaio del 2018, quando il tribunale civile di Roma ha condannato il Ministero della Difesa al risarcimento simbolico di un euro per avere violato il “diritto alla verità” dei familiari.

I giudici hanno accertato una lunga serie di omissioni, ritardi e depistaggi da parte di soggetti istituzionali, colpevoli di aver ostacolato l’accertamento dei fatti negando o ritardando la consegna dei documenti sulle reali competenze di Cervia. Nel gennaio del 2019, la ministra della Difesa Elisabetta Trenta ha incontrato ufficialmente la famiglia, porgendo le scuse formali dello Stato per le responsabilità istituzionali.



