Le indagini hanno ricostruito oltre 1000 vendite dal 2019, con un giro d’affari che supera i 138mila euro.
Cremona – I finanzieri del Comando Provinciale hanno portato a termine un’estesa operazione, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Brescia, a contrasto della realizzazione e del commercio di prodotti riportanti marchi e segni distintivi contraffatti, che ha visto coinvolte diverse persone fisiche e giuridiche.
Oltre al reato di contraffazione, sono stati contestati anche la ricettazione e l’autoriciclaggio, nonché gli illeciti amministrativi da reato a carico degli enti. All’esito delle indagini, l’autorità giudiziaria di Brescia ha richiesto il rinvio a giudizio nei confronti di 3 soggetti indagati e una società in nome collettivo coinvolta nella filiera del falso.
Le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Cremona, sono partite da un sequestro operato, nell’ottobre 2024, in occasione dell’evento cremonese denominato “Vanitas Market”. In quella circostanza, i finanzieri hanno individuato una donna bresciana intenta a vendere articoli di vario genere (borse, pochette, cerchietti per capelli) realizzati da lei stessa facendo uso di tessuti riproducenti loghi e marchi dei più noti brand dell’alta moda (Louis Vuitton, Gucci, Fendi, Christian Dior, Dolce e Gabbana, Versace).
La conseguente perquisizione, estesa anche presso l’abitazione a Brescia, ha consentito di sequestrare gli strumenti utilizzati per la produzione (tra cui una macchina da cucire), nonché oltre 120 articoli finiti e tessuti griffati contraffatti.
I successivi atti d’indagine, eseguiti anche attraverso l’acquisizione telematica dei contenuti sia dei profili social che degli apparati informatici della donna, hanno fatto emergere come il “core business” della stessa fosse rappresentato dalle vendite online. Infatti, attraverso un profilo Instagram creato ad hoc (arrivato a contare circa 4.200 follower) pubblicizzava e proponeva in vendita le proprie creazioni e, previo pagamento (bonifico bancario, ricarica postepay, PayPal), spediva gli articoli commissionati.
Le indagini hanno consentito di ricostruire, da marzo 2019 ad aprile 2025, la vendita di oltre 1.000 articoli, per un giro d’affari che supera 138.000,00 euro. Come accertato, la rete di vendita creata nel tempo dall’indagata ha interessato tutto il territorio nazionale nonché Paesi esteri quali Svizzera, Austria e Germania.
Sulla base delle risultanze investigative, il Gip presso il Tribunale di Brescia ha disposto il sequestro e l’oscuramento del profilo Instagram utilizzato dall’indagata, al fine di arginare la condotta delittuosa che la donna aveva continuato a perpetrare anche dopo il primo sequestro.
Contestualmente, le indagini sono state orientate a ricostruire la “filiera del falso”, ossia a individuare i soggetti che nel tempo hanno fornito all’indagata bresciana i tessuti contraffatti nonché a tentare di individuare anche i produttori dei tessuti.
Le perquisizioni hanno consentito di sottoporre a sequestro complessivamente oltre 7.000,00 metri quadri di tessuti riportanti marchi contraffatti dei più noti brand dell’alta moda, ovvero di illecita provenienza (sufficienti per produrre oltre 10.000 capi tra shopper, borse e pochette ovvero coprire oltre il 98% di un campo di calcio regolamentare).
Sulla base delle complessive risultanze, l’autorità giudiziaria bresciana ha, inoltre, segnalato la posizione delle persone fisiche e giuridiche coinvolte nella filiera del falso che non operavano nella provincia di Brescia alle competenti Procure della Repubblica di Roma, Bergamo, Torino, Como, Varese e Ancona.



