Colapietro ucciso e nascosto: tre fermi, ma resta il giallo

Il cadavere occultato in casa apre nuovi interrogativi: sotto esame la dinamica. Tra le ipotesi quella di festini a base di droga e alcol.

Torino – Due giovani di 26 e 22 anni, una professoressa di 46 anni e un uomo di 39 anni trovato morto, fatto a pezzi e nascosto in sacchi neri e contenitori riempiti di cemento. È lo scenario da incubo scoperto in un appartamento di via Gulli, nel quartiere Borgo Vittoria di Torino, dove la polizia ha trovato i resti di Fabio Colapietro, residente a Settimo Torinese. A dare l’allarme è stata la madre del 26enne Matheus De Oliveira, dopo una telefonata nella quale il figlio le avrebbe detto di aver fatto “molto male a qualcuno”. Rintracciato dagli agenti, il giovane avrebbe ammesso di aver ucciso una persona e li avrebbe accompagnati nell’alloggio. Ad aprire la porta è stata Nicole Formichetti, proprietaria della casa. Dentro, la macabra scoperta: coltelli in bagno, sacchi contenenti i resti della vittima e parti del corpo ricoperte di cemento a presa rapida. La squadra mobile ha quindi portato in Questura la professoressa, il 26enne e una ragazza di 22 anni. I tre sono stati fermati sulla base di un decreto emesso dalla Procura di Torino.

Ma cosa è successo davvero in quelle ore? È questo, adesso, il punto della vicenda. E la ricostruzione è tutt’altro che chiusa.

Il giovane avrebbe raccontato agli investigatori di una colluttazione, parlando inizialmente anche della possibilità che tutto fosse nato da una rapina o da un furto. Una versione ancora tutta da verificare e sulla quale gli investigatori stanno cercando riscontri. Sul corpo di Colapietro, infatti, sono stati trovati segni di violenza, compatibili con coltellate e bastonate.

Resta però una domanda fondamentale: dove è stato ucciso il 39enne?

Potrebbe essere successo proprio nell’appartamento di via Gulli, ma non è ancora escluso che Colapietro sia stato aggredito altrove e che il cadavere sia stato successivamente trasportato nella casa. Un dettaglio tutt’altro che secondario, perché dalla risposta potrebbe dipendere buona parte della ricostruzione del delitto.

A fare luce sulla sequenza degli eventi saranno soprattutto i rilievi della polizia scientifica, gli accertamenti medico-legali e l’analisi delle tracce biologiche. Bisognerà capire dove sono state lasciate, da chi e quando. Insomma, ogni elemento può diventare un tassello.

C’è poi un’altra ipotesi che gli investigatori stanno passando al setaccio. Secondo quanto riportato da La Stampa, le quattro persone potrebbero essersi incontrate nell’appartamento per un festino a base di alcol e droga. Al momento è un’ipotesi investigativa, non una certezza, ma potrebbe aiutare a capire in quale contesto sia esplosa la violenza.

E qui entra in gioco anche un possibile litigio legato al crack. Gli investigatori stanno ascoltando persone che frequentavano l’abitazione e cercando di ricostruire cosa accadesse abitualmente dentro quelle quattro mura.

Alcuni vicini hanno raccontato di aver notato un continuo via vai di persone. Gente che arrivava e ripartiva a qualsiasi ora, tanto che la situazione avrebbe già provocato qualche lamentela nel condominio. Un dettaglio che, preso da solo, dice poco. Messo insieme agli altri elementi, però, potrebbe assumere un peso diverso.

Nel frattempo sono scattate anche le perquisizioni nelle abitazioni dei due giovani. Gli investigatori cercano qualsiasi cosa possa aiutare a ricostruire gli ultimi movimenti di Colapietro: vestiti, telefoni, eventuali tracce di sangue e altri oggetti. L’obiettivo è rimettere in ordine le ore precedenti e quelle successive alla morte.

C’è anche un altro interrogativo che pesa sull’indagine: da quanto tempo il cadavere era nell’appartamento?

Dall’alloggio al quarto piano proveniva infatti un forte odore. Anche questo elemento è finito sotto la lente degli investigatori e potrebbe contribuire a stabilire quando sia avvenuto il decesso o, quantomeno, da quanto tempo il corpo si trovasse nella casa.

Ora la parola passa anche al giudice per le indagini preliminari, chiamato a esaminare la richiesta di convalida dei tre fermi e le eventuali misure cautelari. Ma per gli investigatori il puzzle è ancora incompleto.

Bisogna capire chi abbia colpito Colapietro, dove sia avvenuta realmente l’aggressione mortale e, soprattutto, cosa sia successo dopo. E proprio sul ruolo degli altri due fermati si concentra una parte importante degli accertamenti: quanto sapevano, quando lo hanno saputo e cosa avrebbero fatto dopo la morte del 39enne.