Carmelo Cinturrino è stato destituito dalla polizia

Il provvedimento porta la firma di Vittorio Pisani ed è stato notificato all’agente, che si trova in regime di detenzione con l’accusa di omicidio.

Milano – L’assistente capo del Commissariato Mecenate, detenuto a San Vittore con l’accusa di omicidio volontario nei confronti del pusher Abderrahim Mansouri, non veste più la divisa. Il provvedimento di destituzione porta la data del 20 maggio 2026 ed è stato recapitato a Cinturrino due giorni dopo, direttamente all’interno del carcere milanese dove si trova rinchiuso dal gennaio scorso.

Bisogna tornare alla sera del 26 gennaio per ricostruire i fatti contestati all’agente. In un’area al confine tra Milano e San Donato Milanese, a poca distanza dal cosiddetto boschetto della droga di Rogoredo, l’agente avrebbe sparato da circa trenta metri uccidendo Mansouri, ritenuto parte di una famiglia da tempo attiva nel controllo dello spaccio di eroina in quella zona. Per simulare una legittima difesa, Cinturrino avrebbe poi fatto recuperare da un collega uno zaino custodito in commissariato, prelevandone una pistola a salve da posizionare accanto al corpo della vittima, come se il colpo fosse stato esploso in risposta a una minaccia armata.

Le indagini successive hanno fatto emergere un aspetto della vicenda forse ancora più inquietante del fatto di sangue stesso: la doppia identità che l’agente avrebbe costruito nel tempo. Nella vita ordinaria era conosciuto come un tifoso del Milan, amante delle vacanze in Sicilia, un collega apparentemente come tanti altri. Negli ambienti dello spaccio, però, circolava sotto l’illegittimo nome di “Luca”, figura temuta con cui, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato in grado di intrattenere rapporti torbidi fatti di denaro e dosi di sostanze stupefacenti in cambio di favori. Una doppia vita che gli avrebbe permesso, allo stesso tempo, di colpire con durezza chi si opponeva alle sue regole, mantenendo agli occhi dei superiori la facciata di un poliziotto stimato e capace, al punto che nessuno dei colleghi avrebbe mai nutrito sospetti, almeno fino a poco tempo prima dell’arresto.

Proprio dai colleghi è arrivato uno degli elementi più pesanti dell’inchiesta. Tre giovani agenti, dapprima coinvolti loro malgrado nella messinscena della legittima difesa con l’arma giocattolo piazzata accanto al cadavere, hanno poi raccontato agli inquirenti il clima di paura che Cinturrino era riuscito a instaurare attorno a sé. Uno di loro avrebbe riferito di aver temuto, durante un inseguimento, di poter essere colpito alle spalle proprio dal collega. Sono testimonianze che, secondo i magistrati, fotografano la pericolosità criminale dell’indagato e che avrebbero pesato in maniera decisiva nel confermare la necessità del carcere.

Proprio su questo fronte arriva ora un nuovo capitolo giudiziario. Il 5 maggio il tribunale del Riesame aveva già respinto sia la richiesta di scarcerazione sia quella di arresti domiciliari, lasciando Cinturrino recluso a San Vittore con l’accusa di omicidio volontario. Pochi giorni dopo è arrivata anche la radiazione dal corpo: il provvedimento di destituzione è stato firmato dal capo della polizia, Vittorio Pisani.