Presentato un ricorso contro la società di Luì e Sofì, idoli di milioni di bambini: “Pratica aggressiva, pubblicità occulta e privacy dei minori violata”.
Palermo – C’è un negozio nascosto nel regno delle favole, a un solo clic dai giochi e dai video che fanno sognare milioni di bambini. È l’accusa che ora trascina in tribunale i Me Contro Te, la coppia di creator più amata dai più piccoli d’Italia. Luigi Calagna e Sofia Scalia – per la loro sterminata platea di baby-fan semplicemente Luì e Sofì – finiscono sul banco degli imputati non per un video, ma per quel pulsante “Vai allo shop!” che dal loro sito e dalla loro app catapulta i bambini dritti su Amazon.
A puntare il dito è Consumerismo No Profit, la lobby indipendente dei consumatori italiani, che il 14 settembre ha depositato un’azione inibitoria collettiva al Tribunale di Palermo, sezione specializzata in materia di impresa, contro Me Contro Te S.r.l. (l’ex Pandacorno). L’obiettivo dichiarato è convincere i giudici a ordinare lo stop immediato alle pratiche ritenute scorrette.
Il cuore della denuncia è tutto in un dettaglio che agli adulti sfugge, ma che i bambini imparano al volo. Il sito mecontrote.it e l’app omonima – sostiene l’associazione – sono un ambiente costruito su misura per bambini e preadolescenti, dove gioco e commercio si mescolano senza confini. Il menu ha tre sole voci e la prima è “Negozio”: da lì l’imperativo “Vai allo shop!” spedisce l’utente su uno storefront Amazon pieno di link di affiliazione.

Tre le contestazioni pesanti messe nero su bianco: pratica commerciale aggressiva, per l’esortazione diretta all’acquisto rivolta ai più piccoli; pratica ingannevole per omissione, perché nessuno spiega chi sia il venditore reale né che quei link fruttano una commissione; e pubblicità occulta, con l’intrattenimento usato come vetrina mascherata.
Non finisce qui. Sul fronte della privacy dei minori, Consumerismo denuncia l’assenza di qualsiasi verifica dell’età e di consenso dei genitori per gli under 14, un’informativa datata che parla di dati conservati “non oltre il 31.12.2019” e un’app che ammette di raccogliere “i comportamenti dei giocatori”. Sotto accusa anche un’identità societaria opaca: tre denominazioni diverse tra sito, app e note legali e due sedi – Partinico e Marsala – sulla stessa partita Iva.
La battaglia non nasce oggi. Già il 9 giugno l’associazione aveva segnalato tutto all’Antitrust e al Garante della privacy, senza ottenere né risposta né correzioni. Da qui il ricorso. “Il modello ‘influencer per bambini + shop integrato’ finisce ora in tribunale – attacca il presidente Luigi Gabriele –. I minori non sono un target commerciale”. Dietro, un pubblico immenso: 7,31 milioni di iscritti su YouTube, 3,5 milioni su TikTok e 1,6 milioni su Instagram, con un fatturato stimato attorno ai 4 milioni di euro.
Le richieste ai giudici sono nette: cancellare la scritta “Vai allo shop!” entro 30 giorni o blindarla dietro un filtro d’età, separare in modo chiaro contenuti e pubblicità, imporre un banner cookie con “Accetta” e “Rifiuta” di pari peso, introdurre verifica dell’età e consenso genitoriale.
Per Luì e Sofì, freschi del matrimonio-show celebrato a Milano davanti a migliaia di fan, l’ultima favola è la più scomoda: quella che si scrive in un’aula di tribunale.