La rabbia (pacifica) degli agricoltori e il vergognoso silenzio dei tg

Le campagne calabresi e del Sud occupano le strade per difendere il diritto di produrre senza andare in rovina: perché vengono ignorate?

Catanzaro – Agricoltori in ginocchio, in lacrime, stesi sull’asfalto di fronte a trattori fermi e stazioni presidiate. Ma senza manganelli che mazzuolano, senza caschi della celere imbrattati di sangue e senza teste spaccate a favore di camera. E se non c’è il sangue, se la protesta sceglie la strada della civiltà, per i telegiornali nazionali la notizia semplicemente non esiste.

Un corto circuito informativo che fa rabbrividire e che dovrebbe spaventare tutti noi. Mentre le troupe dei grandi network disertano le piazze, gli agricoltori calabresi – la cui mobilitazione si sta ormai estendendo a macchia d’olio in Basilicata, Puglia, Campania, Lazio e Toscana – dividono il caffè, i cornetti e i pasti caldi con i poliziotti e i carabinieri schierati a tutela dell’ordine pubblico. Scene di quotidiana e civile resistenza che, non garantendo il “clic” del sensazionalismo o lo spettacolino della violenza, vengono sistematicamente oscurate dalla grande informazione.

Eppure i numeri di questa vertenza raccontano un’emergenza nazionale che tocca la pancia e la tavola di tutti i cittadini:

  • Latte: gettato via perché pagato appena 38 centesimi al litro alla produzione.
  • Gasolio agricolo: schizzato a oltre 1,60 euro al litro.
  • Grano: svenduto a 20 centesimi al chilo, a fronte di un prezzo del pane che al dettaglio sfiora o supera i 3 euro.
  • Ortofrutta: acquistata dai campi a prezzi da fame che lungo i passaggi intermedi della filiera e della grande distribuzione subiscono ricarichi speculativi del 100, 200, 300 e fino al 400 per cento.
  • Olio d’oliva: l’eccellenza italiana resta ad ammuffire nei silos, soffocata dalla concorrenza sleale di prodotti esteri di dubbia qualità venduti a prezzi stracciati.

Se il giornalismo mainstream tace, a fare da cassa di risonanza alla rabbia dei campi sono i social network e i new media. Le immagini dei presìdi, i video delle testimonianze dirette e le ragioni di chi lavora la terra hanno fatto il giro della rete, bucando il muro dell’omertà mediatica e raccogliendo la solidarietà di lavoratori, commercianti e automobilisti bloccati nel traffico, tutti consapevoli che la battaglia della terra è la battaglia di chiunque consuma.

Aeroporto di Lamezia Terme bloccato. Foto Facebook/Matteo Talarico

A rompere il muro del silenzio istituzionale è stato l’intervento a Montecitorio di Anna Laura Orrico, deputata del Movimento 5 Stelle ed ex sottosegretaria alla Cultura. Portando in Aula le istanze dei presìdi calabresi (a cui si sono uniti in blocco anche gli autotrasportatori, stritolati dal caro-carburante e da contratti capestro9, la parlamentare ha attaccato frontalmente l’esecutivo e il sistema informativo:

“Che cosa chiedono questi lavoratori? Chiedono dignità – ha accusato Orrico alla Camera -. Non è ammissibile che in una regione con una povertà strutturale come la Calabria si neghi a chi lavora la possibilità di fare impresa onestamente, lasciando prateria libera alla criminalità organizzata. Mentre molti media nazionali continuano a ignorare questo grido di dolore perché mancano gli scontri, il governo Meloni deve spiegare perché ha finto di non vedere che saremmo arrivati a questo punto”.

La protesta degli agricoltori non è un blocco estemporaneo o un disturbo al traffico: è l’ultimo grido di sopravvivenza di un settore essenziale. E finché la televisione continuerà a pretendere il sangue per concedere un minuto di notiziario, la verità continueremo a raccontarla noi.