Auto sulla folla, El Koudri tenta il suicidio in carcere

Il 31enne ha ingerito una grande quantità di farmaci. Soccorso e ricoverato, non sarebbe in pericolo di vita.

Modena – Salim El Koudri, il 31enne che il 16 maggio 2026 lanciò la propria auto contro la folla in pieno centro a Modena, falciando otto persone e uccidendone una, ha tentato di togliersi la vita dietro le sbarre. L’uomo ha ingerito una grande quantità di farmaci, è stato soccorso d’urgenza e trasportato in ospedale: non sarebbe in pericolo di vita.

Il gesto estremo arriva ad appena quattro giorni dall’udienza in cui, per la prima volta, l’attentatore si era trovato faccia a faccia con alcune delle sue vittime. Un dettaglio rende la vicenda ancora più inquietante: El Koudri era stato collocato nella sezione “I Care” del carcere, il reparto a pochi passi dall’infermeria riservato proprio ai detenuti considerati a rischio di gesti autolesionistici. Eppure è riuscito ad accumulare e a ingerire i medicinali. Sul punto sono state avviate verifiche interne per capire come abbia fatto a procurarsi le pastiglie.

Impossibile dimenticare l’orrore di quel 16 maggio. L’auto che piomba a velocità sostenuta sui passanti lungo la via Emilia, i corpi a terra, il panico in centro città. A fermare la corsa dell’uomo furono alcuni passanti egiziani e pakistani, diventati gli eroi di quella giornata. Monica Esposito, 55 anni, è morta in ospedale dopo due mesi di agonia. Nell’investimento rimasero feriti anche suo marito, Angelo Ciccarelli, e lo chef Ermano Muccini.

Il luogo della strage

Solo pochi giorni fa, il 2 ottobre, l’incidente probatorio davanti alla gip aveva ribaltato la strategia della difesa. I periti Matilde Forghieri e Giuseppe Sartori hanno stabilito che, pur con una storia di fragilità psichica e passati accessi ai servizi di salute mentale, El Koudri era pienamente capace di intendere e di volere al momento della strage.

Nessun nesso, per gli esperti, tra il disturbo e il gesto: solo “frustrazione, rancore e finalità rivendicativo-dimostrative, attuate con lucidità operativa”. L’uomo potrà dunque sostenere il processo e dovrà rispondere del reato di strage. Resta aperto il nodo del movente: la procura non contesta l’aggravante del terrorismo, ma i familiari delle vittime insistono sulla pista dell’estremismo islamista.

Il tentato suicidio riaccende infine i riflettori sul dramma delle carceri. “Si parla di questo episodio perché il detenuto è conosciuto, ma ogni 33 ore in questa regione un detenuto tenta di uccidersi”, ha ricordato con amarezza il Garante per i detenuti dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri. “Bisogna riconoscere loro il diritto di essere considerati ancora umani, sostenendoli nei momenti di disperazione. Questo nulla toglie alla loro responsabilità e al dolore delle vittime”, ha sottolineato.