A volte fanno urinare meglio, ma non sono una cura: l’uso fai-da-te di FANS e cortisonici nasconde insidie da non sottovalutare.
Molti uomini affetti da ipertrofia prostatica benigna riferiscono un fenomeno curioso al proprio urologo: dopo aver assunto un antinfiammatorio per curare problemi del tutto slegati, come un mal di testa o un dolore articolare, notano un improvviso miglioramento dell’attività urinaria. Il getto diventa più fluido, la frequenza dei viaggi in bagno diminuisce e l’urgenza o i risvegli notturni si placano. Non si tratta di una coincidenza, ma di una precisa reazione fisiologica.
Quando si parla di ipertrofia prostatica benigna (IPB), si tende a pensare a un problema puramente meccanico: la ghiandola aumenta di volume e ostruisce progressivamente il canale uretrale, ostacolando il passaggio dell’urina. Tuttavia, il quadro clinico è spesso più complesso.
Accanto alla componente ostruttiva (legata all’ingrossamento anatomico della prostata), esiste frequentemente una componente infiammatoria. L’infiammazione provoca una vera e propria congestione vascolare e tissutale che “gonfia” ulteriormente l’area prostatica, esacerbando i sintomi minzionali. Quando si assume un antinfiammatorio, l’azione decongestionante riduce temporaneamente questo edema tissutale, offrendo un sollievo immediato e una migliore capacità di svuotamento vescicale.
Se l’antinfiammatorio fa stare meglio, perché non utilizzarlo come terapia continuativa? La risposta risiede nei rischi collaterali associati all’uso prolungato di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e cortisonici. Pur offrendo un beneficio momentaneo, queste molecole non sono destinate a trattamenti a lungo termine per l’IPB, in quanto possono causare complicanze gastriche, renali e cardiovascolari anche gravi. Spegnere temporaneamente l’infiammazione con un FANS non risolve la causa sottostante dell’ipertrofia prostata-uretrale.
Per arginare lo stato infiammatorio senza incorrere nei rischi dei FANS sintetici, l’urologo può valutare l’impiego di principi attivi naturali con potenziale azione decongestionante e antinfiammatoria, come:
- Escina
- Quercetina
- Bromelina
È fondamentale sottolineare che anche le sostanze di origine naturale devono essere prescritte e calibrate sulla base del quadro clinico individuale, tenendo presente che le evidenze scientifiche sulla loro reale efficacia per i disturbi urinari sono ancora in fase di consolidamento e limitate rispetto ai farmaci di prima linea.
La chiave di un trattamento efficace rimane la diagnosi differenziale. Soltanto un’accurata visita urologica consente di misurare quanto l’ostruzione sia dovuta a un effettivo aumento volumetrico della ghiandola e quanto, invece, a un fenomeno infiammatorio acuto o cronico, impostando così una terapia mirata, sicura e duratura nel tempo.



