Navi da crociera, il conto dell’inquinamento resta a terra

Nel 2025 i costi ambientali e sanitari sono stati stimati in 503 milioni: le associazioni chiedono un prelievo fino a 40 euro a scalo.

Milano – Una tassa tra 20 e 40 euro a passeggero per ogni scalo: è questa la cifra che, secondo i calcoli di Cittadini per l’aria e le associazioni che compongono la rete Facciamo Respirare il Mediterraneo, l’Italia dovrebbe subito applicare alle navi da crociera per coprire almeno in parte i costi ambientali e sanitari che oggi restano a carico della collettività nelle città di porto. Il calcolo si basa sui dati dell’analisi “Floating hotels” di Transport & Environment (T&E) e sugli scali registrati nel 2025 dal sistema AIS (Automatic Identification System) in 8 porti: Civitavecchia, Napoli, Genova, Palermo, Livorno, Trieste, Ancona e Portoferraio. Quindi poca cosa rispetto al totale dei porti italiani.

Una tassa simile consentirebbe di riequilibrare, seppure in parte, l’agevolazione fiscale di cui beneficia ingiustamente un settore estremamente inquinante: secondo T&E, una singola nave da crociera emette in media tanti gas serra quante 19.000 automobili. Una cifra spaventosa se si considera che l’Italia è il secondo Paese al mondo per traffico crocieristico dopo gli Stati Uniti, con circa 15 milioni di passeggeri movimentati nel 2025 (Risposte Turismo), attesi in crescita a 16 milioni nel 2027. Nel 2025, solo contando gli 8 porti citati, le navi da crociera hanno realizzato oltre 2.500 scali sostando in porto oltre 30.000 ore.

”Eppure oggi, su un pernottamento da 100 euro, in Italia chi alloggia in hotel paga il 25% in tasse, chi invece sceglie una nave da crociera paga, in aperta violazione al principio chi inquina paga, il 15% che – essendo le tasse su questi hotel galleggianti forfettarie -, diventa meno del 3% su una nave da crociera di lusso”, ricorda Anna Gerometta, presidente Cittadini per l’Aria.

Durante queste 30mila ore, la gran parte delle navi da crociera inquina anche l’acqua del porto rilasciando in mare milioni di litri di acque di scarico dagli scrubber, impianti che lavano con acqua di mare i fumi della combustione dei carburanti, riversandola poi in ambiente carica di idrocarburi e metalli pesanti.

Come e perché tassarle

Secondo T&E, nel 2025 le emissioni delle navi da crociera hanno generato in Italia costi esterni per 503 milioni, di cui 114 per gli inquinanti atmosferici – come ossidi di azoto e di zolfo, particolato e relativo carico di malattia e morti premature da smog -, e 389 milioni quanto a gas serra. Danni che non pagano né le compagnie né i passeggeri, ma la collettività. Il sistema europeo ETS ne recupera oggi circa 106 milioni. Restano quindi scoperti 397 milioni di euro l’anno. Dividendo questo importo per il numero di passeggeri stimato per il 2027 nei porti italiani, si ottiene che una tassa di 20€ è ancora insufficiente a ripagare il costo sanitario e ambientale a carico della collettività, parità che si otterrebbe presumibilmente a non meno di 25€ a passeggero per scalo.

“La tassa va decisa a livello nazionale per aiutare le città a compensare l’impatto di questo turismo insostenibile e può servire, ad esempio, ad allontanare gli attracchi dai centri abitati”, continua Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria. “Chiediamo anche che si pongano limiti al numero delle navi. Molte città europee lo stanno già facendo: Dubrovnik e la regione delle Alpi Marittime hanno fissato un tetto ai passeggeri; La Rochelle e Barcellona limitano gli scali; Barcellona, Bordeaux, Venezia e Amsterdam tengono le grandi navi lontane dai centri abitati, spostando i terminal. Sono scelte che permettono alle città di vivere il proprio mare, invece di subirlo”, dice Enzo Tortello del Comitato Tutela Ambientale Genova Centro Ovest.

“Le crociere costituiscono un modello di industria turistica di massa difficilmente compatibile col rispetto dell’ambiente, soprattutto nel contesto attuale”, afferma Luca Ribechini di Livorno Porto Pulito.

“Il loro carattere fortemente energivoro si pone in aperta contraddizione rispetto alle politiche di mitigazione del tracollo climatico in atto: non c’è abbastanza energia rinnovabile per alimentare anche questo traffico, sottraendola agli altri settori, economici e civili, nei quali una transizione dal fossile è indispensabile, urgentissima eppure problematica”.

Un’ingiusta agevolazione

Le navi da crociera sono ingiustamente classificate come trasporto marittimo e godono delle stesse esenzioni delle navi merci: niente IVA sulle crociere internazionali, niente accise sul carburante, regimi agevolati sulla tassazione d’impresa. In altre parole, trattiamo questi hotel galleggianti come se fossero infrastrutture marittime essenziali, ma non è così: le crociere non sono un mezzo di trasporto, sono la destinazione stessa di chi sceglie questo tipo di vacanza, che muove città intere e tutto il necessario per dilettare i suoi passeggeri durante il viaggio e le soste.

“L’impatto è così rilevante perché circa il 90% della flotta crocieristica mondiale funziona ancora interamente con i combustibili marini convenzionali, i più inquinanti. Né va meglio con le navi a GNL, erroneamente proposto come carburante green, che svela invece la sua natura inquinante sotto le telecamere OGI, Optical Gas Imaging, come mostra il recente filmato fatto a La Spezia ai fumi emessi dalla nave Sun Princess della Carnival” sostiene Vittorio Gasparini di Rete Ambiente Altro Turismo della Spezia.

Le richieste

Cittadini per l’aria e la rete Facciamo Respirare il Mediterraneo chiedono un’imposta nazionale di almeno 20 euro a passeggero e a scalo. Ma una tassa da sola non basta e non coprirebbe tutti i costi ambientali e sanitari. È necessario:

A livello italiano

Destinare il gettito alla tutela e al ripristino degli ecosistemi marini e costieri.

Limitare il traffico crocieristico nelle località sotto pressione turistica, con tetti giornalieri ai passeggeri, limiti agli accosti e divieti nei centri storici e nelle aree marine sensibili.

Vietare l’uso degli scrubber nelle acque territoriali e nelle Zone di protezione ecologica del Mediterraneo nord-occidentale, del Mar Ligure e del Mar Tirreno.

Prevedere l’obbligo di connettersi alla rete ovunque l’infrastruttura di banchina elettrificata sia già operativa

A livello europeo

Allineare l’IVA a quella del turismo a terra.

Escludere le navi da crociera dall’esenzione totale sulle accise dei carburanti, nella revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia.

Introdurre un obbligo europeo di prelievi ambientali minimi sugli operatori crocieristici.

Rafforzare le regole di decarbonizzazione, con obiettivi Fuel EU Maritime più ambiziosi e l’estensione del regolamento AFIR per imporre l’alimentazione elettrica da terra o alternative a zero emissioni in banchina.

Imporre la riduzione della velocità alle navi da crociera nelle acque UE.