Interventi in nero per saltare la lista d’attesa: chirurgo sospeso e indagato

Per la Procura il medico dell’ospedale di Piove di Sacco avrebbe trasformato la sanità pubblica in un affare privato.

Padova – Mentre migliaia di pazienti aspettano mesi per un intervento, c’era chi la fila la saltava in un attimo, con una stretta di mano e qualche banconota. È lo scenario, ancora tutto da dimostrare in un’aula di tribunale, che ha portato alla sospensione di Paolo Benin, 61 anni, dirigente medico dell’ospedale Immacolata Concezione di Piove di Sacco, struttura dell’Ulss 6 Euganea. Su richiesta del Pm Roberto D’Angelo, il Gip Claudio Marassi lo ha sospeso dal servizio: per la Procura il medico avrebbe trasformato la sanità pubblica in un affare privato.

Il meccanismo, secondo l’accusa, era tanto semplice quanto rodato. Benin avrebbe avvicinato in corsia pazienti “fidati” bisognosi di piccoli interventi ambulatoriali, come l’asportazione di nei e verruche, facendoli passare davanti a tutti senza transitare dal Cup. Il prezzo del “favore”? Dai 50 ai 60 euro in contanti, ma secondo alcune ricostruzioni si sarebbe arrivati fino a 300 euro.

Poi il tocco finale: sul ticket compariva sempre la voce “medicazione di ferita”, la prestazione più economica, poco più di 4 euro. Ticket che il medico, stando agli inquirenti, avrebbe pagato di tasca propria con la sua carta di credito, intascando la differenza. Proprio quelle ricevute, trovate dai carabinieri nei cassetti delle sue scrivanie, sono finite sotto sequestro.

Ma il “giro”, per la Procura, non si fermava alle mura dell’ospedale. Benin avrebbe visitato e operato anche nella sua abitazione di Borgoricco, trasformata in un vero e proprio ambulatorio, nello studio di un medico e dentista di Campolongo Maggiore, nel Veneziano, e in alcune occasioni persino in una farmacia di Piove di Sacco. Il tutto, sempre secondo l’accusa, violando il contratto di esclusività con l’Ulss e sfruttando i macchinari del reparto.

A far scattare l’allarme era stata la stessa azienda sanitaria. Nel luglio 2024, dopo una segnalazione del primario di chirurgia, l’Ulss 6 ha presentato un esposto e avviato un procedimento disciplinare: dai controlli erano emersi 26 pazienti messi in lista per un intervento con un’impegnativa da semplice medicazione. Un anno e mezzo di indagini, una cinquantina di pazienti ascoltati dai carabinieri, e il conto contestato dall’Ulss è salato: circa 5mila euro per 95 esami istologici e altri 6.559 euro per 66 prestazioni mai pagate.

Le accuse vanno dalla falsità ideologica alla truffa ai danni dell’Ulss, fino all’interruzione di pubblico servizio e all’indebito utilizzo delle apparecchiature ospedaliere. Indagata anche un’infermiera dello stesso ospedale, che per gli inquirenti avrebbe fatto da “segretaria”.

Non è la prima volta che il nome di Benin finisce nei fascicoli della Procura: circa dieci anni fa era stato processato per presunte prestazioni in nero ed era stato assolto. Oggi il medico, assistito dall’avvocato Umberto Pauro, si professa innocente. Nel frattempo, però, ha rassegnato le dimissioni dall’ospedale: una scelta che ha fatto cadere la richiesta di arresti domiciliari avanzata dal Pm.